Era accusato di omicidio colposo

Firenze, cardiologo assolto dal tribunale: non sottovalutò i rischi della paziente (27 anni) che poi morì

di Redazione - - Cronaca

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748383-TribunaleFIRENZE – Era accusato di aver sottovalutato i sintomi e quindi imputato di omicidio colposo, il cardiologo professor Alfredo Zuppiroli. Assolto ora dal giudice monocratico del tribunale di Firenze, Laura Bonelli. Il fatto: l’avvocatessa Ginevra Olivetti Rason morì a 27 anni per un attacco cardiaco nella sua casa di Firenze il 21 ottobre 2011.  Zuppiroli era stato indagato per non aver diagnosticato che la sua paziente, cardiopatica, stava accusando un attacco di cuore quando lei stessa gli telefonò dicendogli di avere disturbi all’addome e un dolore toracico che la preoccupavano. Per l’accusa, il cardiologo omise d’inviare rapidamente al pronto soccorso la 27enne, che poi,
nelle ore successive alla telefonata, morì e quindi venne trovata senza vita dal marito nella loro abitazione.

La difesa, sostenuta dall’avvocato Piermatteo Lucibello, ha argomentato che nella vicenda non c’è collegamento tra la morte della giovane professionista e la condotta del medico che l’aveva in cura. In particolare il difensore ha fatto rilevare che Ginevra Olivetti
Rason aveva subito nel 2010 un intervento cardio-chirurgico al San Raffaele di Milano, risoltosi con successo tale da farla
guarire. Per l’accusa questo aspetto rappresenta una sottovalutazione da parte del cardiologo e quindi motivo di colpa nella morte. Ma la difesa ha fatto rilevare che dopo quell’intervento la 27enne era completamente guarita, non più a rischio. Perciò, ha sostenuto la difesa, il dottor Zuppiroli, alla telefonata della giovane, ragionevolmente non ritenne di doversi allarmare per un eventuale attacco cardiaco ma ritenne di dover attribuire i malesseri a disturbi gastrointestinali. Anche perché – ha sostenuto la difesa – la giovane aveva cenato
con una pizza e una bevanda gassata, alimenti che verosimilmente potevano aver causato disturbi di quel tipo. Il giudice ha
creduto agli argomenti della difesa e assolto lo specialista con formula piena, ritenendo che non vi sia nesso causale tra la
diagnosi data dal medico e la morte della paziente.

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