La svolta verrà dal voto degli indecisi

Brexit: a 43 giorni dal voto situazione ancora in bilico. Bank of England teme il crollo della sterlina

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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If the Bank of England sets a negative interest rate, it could encourage lending.

LONDRA – Il referendum voluto da Cameron per mettere pace nel partito conservatore sta dilaniando un Paese che di solito è abbastanza calmo. E il dibattito su «Brexit» sta mettendo molta paura a Bruxelles, Parigi e Berlino, che temono che altre nazioni vogliano mettere in discussione il progetto dell’Unione europea.

La popolazione è combattuta, costretta a scegliere tra la partecipazione in un’Europa che non sente propria e l’abbandono di un’Unione europea che ha aiutato il continente ad evitare gli orrori del passato. Cameron lo ha detto proprio questa settimana, il giorno prima dell’anniversario del «Blitz» nazista che rase al suolo Londra nella Seconda guerra mondiale. «Siamo sicuri che la pace e la stabilità in Europa saranno sempre garantite?». Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra che è il leader della campagna pro-Brexit e vuole rimpiazzare Cameron, ha detto l’opposto: è l’Europa che crea tensioni e incomprensioni tra i Paesi.

I sondaggi – l’ultimo agglomerato di tutti i rilevamenti, fatto dal «Financial Times», ha dato il 46 per cento al «Dentro», e il 43 per cento al «Fuori» con ancora molti indecisi. Esistono i divari generazionali – i giovani vogliono restare, gli anziani se ne vogliono andare – e quelli regionali – il Sud-Est di Londra e la Scozia sono anti-Brexit mentre il Nord d’Inghilterra e l’Ovest del Galles e Cornovaglia vogliono rompere con l’Europa.

L’idea portante, ripetuta spesso dai leader pro-Brexit che «l’Europa ha più bisogno di noi che noi dell’Europa». Dal punto di vista economico, ciò non è vero. Il Regno Unito vende il 44 per cento delle sue esportazioni ai Paesi Ue e solo il 17 per cento agli Stati Uniti. E un’uscita dall’Ue porterebbe a uno choc economico considerevole.

La Banca d’Inghilterra, per esempio, è molto preoccupata dal possibile crollo della sterlina nel caso di Brexit e ha già fatto capire che alzerebbe i tassi immediatamente il 24 giugno per arrestare il crollo della divisa. E la City di banchieri e investitori auspica che sia evitata una rottura con l’Ue che metterebbe a repentaglio il ruolo di Londra come capitale mondiale della finanza.

A 43 giorni dal voto la situazione è ancora in bilico e la lotta sarà orientata dai molti indecisi che alla fine si recheranno a votare pro o contro. E «il continente» guarda alla Gran Bretagna con il fiato sospeso. Dalla germania proviene l’aut aut del Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che mette in guardia gli inglesi: l’uscita dall’Europa sarà irreversibile. Nel corso di un convegno a Francoforte, il numero uno dell’economia tedesco ha detto che, nel caso di vittoria del sì alla Brexit, “non ci sarà alcuna rinegoziazione del Regno Unito. “Dentro significa dentro e fuori significa fuori”, ha detto Schaeuble, sottolineando che per il popolo britannico si tratterà della decisione più importante di una generazione.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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