L'annuncio del governatore Rossi

Regione Toscana vende 34 immobili: da Villa Basilewsky a Villa Fabbricotti all’ex sanatorio Luzzi

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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Villa Basilewsky, a Firenze, davanti alla fontana dei cogni della Fortezza da Basso

Villa Basilewsky, a Firenze, davanti alla fontana dei cigni della Fortezza da Basso

FIRENZE –  Occorre far cassa e la regione Toscana prova di nuovo a mettere sul mercato grandi immobili che non le servono più. Sono 34. Si va da Villa Basilewsky, davanti alla fontana dei cigni della Fortezza da Basso, a Villa Fabbricotti a Firenze, all’ex sanatorio Luzzi, villa Filicaia a Prato, fino al castello regio a Massa Marittima.

Vicino a Firenze ci sono anche villa Larderel a Pozzolatico e l’ex ospedale di Luco del Mugello, già in vendita da tempo. Compaiono a Pisa “Palazzo Battaglia e casa Cecconi” e il complesso di via Roma e a Pistoia quello di Corso Gramsci. Altri ventisei edifici appartengono alle Asl o aziende ospedaliere. C’è l’ex sanatorio  Banti a Vaglia, l’ex presidio ospedaliero Sant’Antonino a Fiesole e sempre in provincia l’ex fattoria della Badia di Santa Gonda, con poderi e terreni, a San Miniato di Empoli. C’è anche l’ex Meyer di via Giordano, una parte almeno. A Lucca si cercano investitori per la residenza assistita per tossicodipendenti di Arliano, a Pisa per il centro direzionale in via Zamenhoff (palazzi A e B). A Volterra la Regione cercherà possibili acquirenti, affittuari o gestori per i padiglioni Tanzi e Morselli dell’ex ospedale psichiatrico. Tre sono gli
immobili livornesi che figurano nell’elenco: la piscina di rieducazione di via San Gaetano e l’ex distretto di via Rossi, come l’ex sede legale dell’ex sanatorio di via di Monterotondo.

Scorrendo ci sono locali per uffici amministrativi in via Savonarola a Cecina, una porzione dell’ex ospedale Lucchesi e l’ex colonia Laveno a Pietrasanta. La provincia di Arezzo si presenta con cinque proposte: il centro diurno disabili “Villa Chianini” nel capoluogo, l’ex Rsa di Castiglion Fiorentino in piazza Sant’Agostino, il podere Tinzinosa e Casagosto a Poppi, l’ex residenza sociale assistita e Css di Lucignano in via Matteotti. A Massa Marittima si cercano offerte per l’alienazione del castello regio in piazza Becucci. Chiudono l’elenco la divisione ortopedica dell’ex ospedale di Calambrone nel viale del Tirreno a Pisa e il Palazzo dei trovatelli in via Santa Maria a Pisa. Gli otto immobili della Regione valgono una sessantina di milioni, ventuno l’ex Meyer ed altri 120 i venticinque edifici del sistema sanitario che rimangono. Ma sono stime e nell’avviso cifre non saranno inserite

Il problema? Trovare compratori. Anche perché quasi tutti chiedono nuove destinazioni d’uso. Il bando, che sarà emanato a breve, è il primo passo per la cessione del patrimonio della Regione e della sanità toscana annunciato nei mesi scorsi dal governatore Enrico Rossi e illustrato oggi, 17 maggio,  insieme all’assessore al bilancio Vittorio Bugli. L’elenco sarà aggiornato ogni due mesi e in base alle manifestazioni che saranno presentate la Regione e le Asl sono pronte a valutare anche possibili cambi
nella destinazione d’uso degli immobili.

“Il bando resterà sempre aperto – ha spiegato Bugli – e chiediamo a soggetti esterni e investitori se c’è interesse per i vari immobili. A seguito di questo interesse faremo una scelta e valuteremo come procedere. Sarà una sorta di catalogo sempre visibile e disponibile per il mercato. Ogni due mesi faremo delle integrazioni aggiungendo altri immobili e togliendo quelli per cui ci sono state manifestazioni di interesse”. Dei 34 immobili, ha detto ancora, “26 sono del sistema sanitario e il resto della Regione”. Secondo Rossi, vendere non significa non aver a cuore  un patrimonio che è pubblico, “anzi vuol dire attuare un principio di buona gestione ed evitare situazioni di degrado o abbandono che non hanno senso e sicuramente risultano incomprensibili ai cittadini. Il fatto di voler tenere sempre tutto pubblico – ha aggiunto – ha portato al degrado per molti immobili. Questa nostra iniziativa deve diventare una pratica costante di gestione del patrimonio, non possiamo attendere che le cose si degradino o perdano di valore”.

 

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Ernesto Giusti

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