Siamo fra gli ultimi in Europa

Carceri: entro l’estate ci saranno le love rooms per i detenuti, che potranno vivere la loro sessualità

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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love rooms

ROMA – Entro l’estate i detenuti potrebbero cominciare a vivere la propria sessualità. Anche le donne e gli uomini rinchiusi nei penitenziari italiani potrebbero incontrarsi con i partner negli «spazi per la cura degli affetti». Tradotto, «love rooms», dove poter trascorrere qualche ora senza telecamere che inquadrano ogni movimento e ascoltano ogni parola. Questi locali potrebbero addirittura essere creati nelle carceri di massima sicurezza. Dopo oltre 30 anni di proposte andate a vuoto, adesso la possibilità che tutto ciò si possa realizzare è contenuta in un ddl che delega il governo a effettuare «modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché l’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena», in questo momento in discussione nella commissione Giustizia del Senato.

UE – L’Italia risulta ancora tra i pochi Paesi europei a non aver stabilto norme al riguardo. Su 47 nazioni dell’Ue, infatti, 31 hanno già modificato le leggi per permettere ai detenuti di avere incontri durante la detenzione. Addirittura in alcuni Paesi il partner può trascorrere anche un week end interno nel penitenziario. L’intimità di un detenuto potrebbe dunque non essere più negata. Anzi. Potrebbe diventare un elemento per aiutare la rieducazione nei penitenziari. Ecco alcune delle nazioni dove già esistono le «love rooms»: Olanda, Danimarca, Germania, Belgio, Francia, Spagna e Portogallo. Poi ci sono anche alcuni Paesi dell’Est, ma qui le stanze non sarebbero proprio «romantiche». «Anche in questo campo – ha affermato il relatore, Felice Casson, ex magistrato e ben conscio delle condizioni carcerarie per la sua lunga esperienza di inquirente – siamo molto arretrati rispetto al resto d’Europa. E non da poco tempo: già negli anni ’80, dunque nel dopo Franco, andai per interrogatori nelle carceri spagnole di massima sicurezza, e lì venni a conoscenza di luoghi dedicati ai rapporti affettivi dei detenuti. In altri paesi questa è una condizione in atto da molti anni, e consentire la cura dei rapporti affettivi è fondamentale nell’ambito della pena come rieducazione, in piena attuazione dell’articolo 27 della Costituzione».

GARANTE – «Quando nel 2000 si tentò di inserire nel regolamento queste visite – ha detto Mauro Palma, attuale Garante per i detenuti – il Consiglio di Stato, e giustamente, disse no. Chiedendo però nello stesso momento delle modifiche alla normativa vigente, che non lo consente. È solo una legge, ed è anche banale ricordarlo, a poterne modificare un’altra, non un regolamento». E ancora: «La chiave – ripete diverse volte Palma – è considerare la vita sessuale come parte integrante dell’esistenza umana, mentre nel nostro paese un malinteso senso morale tende a spingerla ai margini, lontano dall’ovvietà quotidiana che riguarda tutti gli uomini e le donne». E i single? «Si usano le stesse attenzioni usate per i colloqui – spiega Palma – la richiesta di colloquio può essere fatta da chiunque, il detenuto deve solo dire che è d’accordo, e l’amministrazione autorizza dopo un accertamento in cui peraltro i precedenti del richiedente non sono significativi».

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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