Martedì 24 e mercoledì 25 Maggio, ore 20.45

Firenze: al Teatro della Pergola «Fabbrica Europa» porta «Battlefield», la versione condensata del «Mahābhārata» di Peter Brook

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Jared McNeill, Sean O’Callaghan, Ery Nzaramba, Carole Karemera in «Battlefield» (foto Caroline Moreau)

Jared McNeill, Sean O’Callaghan, Ery Nzaramba, Carole Karemera in «Battlefield» (foto Caroline Moreau)

FIRENZE – Sono passati trentun anni da quando Peter Brook lasciò a bocca aperta il Festival di Avignone mettendo in scena il suo «Mahābhārata», scritto da Jean-Claude Carrière, che durava ben nove ore. Nel 1989 ne fece una riduzione per la TV in 320 minuti e poi un’ulteriore riduzione cinematografica di sole tre ore, uscita nel 1990.

Novantunenne, ancora attivo alla direzione del Théâtre des Bouffes du Nord, Peter Brook ne propone ora una versione condensata in soli 70 minuti, intitolata «Battlefield», che sarà in tournéé ancora per un anno e che sta ora toccando l’Italia, fermandosi per soli due giorni (purtroppo solo due, visto che i biglietti vanno via come il pane) al Teatro della Pergola, nell’ambito del festival «Fabbrica Europa».

Brook presenta il celebre poema indiano (l’originale è in sanscrito) con lo stesso linguaggio scarno ed essenziale dell’85; l’adattamento è sempre quello di di Jean-Claude Carrière, rivisto con Marie-Hélène Estienne, e ci sono in scena solo quatro attori, tre africani e un irlandese: Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan; inoltre un musicista, Toshi Tsuchitori, che è anche autore delle musiche di scena. «Battlefield» racconta la guerra di sterminio nella famiglia dei Bharata tra i cinque fratelli Pandava e i cugini Kaurava, i cento figli del re cieco Dhritarashtra. Entrambi usano terribili armi di distruzione. Alla fine del conflitto prevalgono i Pandava, il più anziano dei quali, Yudishtira, deve salire al trono con il peso di una vittoria macchiata dalla distruzione. Il re Dhritarashtra, che ha perso tutti i suoi figli, e il nuovo re, suo nipote Yudishtira, condividono lo stesso bruciante dolore. Infatti, sia Yudishtira che Dritarashtra, il vecchio re, preda dell’angoscia e del rimorso, si interrogano sulle azioni passate cercando di dipanare il bandolo delle proprie responsabilità.

«Vogliamo parlare di quello che accade – spiega Peter Brook – dopo la battaglia. In entrambi gli schieramenti, i leader attraversano un momento di profondo dubbio; chi vince afferma: “la vittoria è una sconfitta”; chi perde ammette: “avremmo potuto evitare questa guerra”. Nel Mahābhārata alla fine i leader hanno la forza di porsi queste domande. Per questo la reale platea a cui ci rivolgiamo è composta da Obama, Hollande, Putin e da tutti i presidenti […]. In guerra una vittoria è una sconfitta. Voglio raccontare la storia di Battlefield per far capire a Obama, Hollande, Putin e a tutti i presidenti cosa succede dopo la battaglia. Se tu sei un leader e sostieni una guerra devi sapere che farai milioni di morti, anche se vinci».

Annota ancora il regista: «Gli Indiani dicono che ogni cosa è contenuta nel Mahābhārata, e se non è nel Mahābhārata non esiste. Questo grande poema epico di migliaia di anni fa è cresciuto negli anni assimilando le più importanti idee cosmiche e metafisiche, accanto alle cose più semplici della vita di tutti i giorni. La terribile descrizione della guerra che si consuma nella famiglia dei Bharata, con “dieci milioni di morti”, può far pensare a Hiroshima o alla Siria oggi».

Londinese, classe 1925, due figli (uno regista, l’altra attrice), Peter Brook ha segnato la storia degli ultimi decenni con storici spettacoli che vanno da Shakespeare a Weiss (il leggendario «Marat / Sade»), da Oliver Sacks a Beckett, ma è stato anche autore di importanti saggi (in particolare sui suoi rapporti con un altro maestro, Jerzy Grotowski) e regista cinematografico (suo «Il signore delle mosche», 1963). Trent’anni fa, all’epoca del primo «Mahābhārata», aveva forse una visione meno pessimistica del futuro. A 91 anni, rimasto vedovo (sua moglie era l’attrice Natasha Parry), pare cogliere il tempo in maniera diversa, ma chiarisce. «Nessuna nostalgia: se ho deciso di riproporlo, è perché ce n’è bisogno”.

Teatro della Pergola (Via della Pergola, 18/39, Firenze)

Martedì 24 e mercoledì 25 Maggio, ore 20.45

C.I.C.T. / Théâtre des Bouffes du Nord, in coproduzione con The Grotowski Institute; PARCO Co. Ltd / Tokyo; Les Théâtres de la Ville de Luxembourg; Young Vic Theatre; Singapore Repertory Theatre; Théâtre de Liège; C.I.R.T., Attiki Cultural Society and Cercle des Partenaires des Bouffes du Nord

«Battlefield», basato sul «Mahābhārata» e sullo spettacolo scritto da Jean-Claude Carrière, adattato e diretto da Peter Brook e Marie-Hélène Estienne; musica Toshi Tsuchitori; luci Philippe Vialatte; costumi Oria Puppo; con Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan; musicista Toshi Tsuchitori. Spettacolo in inglese con sopratitoli (adattamento e traduzione a cura di Luca Delgado)

Durata: 1h e 10’, atto unico.

Biglietti da 12 a 32 euro. Biglietteria Teatro della Pergola, via della Pergola 30, 055.0763333 biglietteria@teatrodellapergola.com. Orario: dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 18.30, anche online

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