I dati Istat mostrano un Paese ancora in difficoltà

Economia: notizie negative anche dal commercio estero, nel primo trimestre 2016 più import che export

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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ROMA – Notizie altalenanti per la nostra economia, nonostante l’ottimismo del Governo.  L’Istat  rileva che a marzo sono calate sia le esportazioni (-1,5%) sia le importazioni (-2,4%) che sono in diminuzione congiunturale. E questo non è certamente un segnale positivo. Il surplus commerciale e’ di 5,4 miliardi (+3,8 miliardi a marzo 2015). La flessione tendenziale dell’export (-1,1%) e’ da ascrivere esclusivamente all’area extra Ue (-5,2%). La diminuzione congiunturale dell’export coinvolge le principali aree di sbocco, con un decremento più accentuato verso i mercati Ue (-2,5%). Tutti i principali raggruppamenti di beni sono in flessione, a eccezione dei prodotti energetici (+16,4%) e dei beni strumentali (+1,9%).

EXTRA UE – Nel primo trimestre 2016, rispetto all’ultimo trimestre 2015, la dinamica dell’export (-1,7%) risulta in flessione ed è da ascrivere quasi esclusivamente all’area extra Ue (-3,0%). Al netto dei prodotti energetici la diminuzione è più contenuta (-1,0%) e i beni strumentali registrano una lieve espansione (+0,2%). A marzo 2016 persiste il calo delle vendite di beni verso la Russia (-0,9%), così come si denota un forte calo delle esportazioni anche nei paesi MERCOSUR (-28,2%), paesi OPEC (-21,6%), Turchia (-11,0%) e paesi ASEAN (-8,0%). Uniche note positive il Giappone, verso il quale le vendite dei beni sono aumentate (+9,5%), e  Stati Uniti (+11,2%), .

UE – Bene invece la situazione nell’area Ue. Le vendite verso il Belgio (+16,9%), la Repubblica ceca (+8,1%), e la Francia (+5,7%) sono invece in rilevante espansione.

ESPORTAZIONI – Le vendite di prodotti petroliferi raffinati (-24,7%), sono in forte calo, mentre le esportazioni di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+17,9%) contrastano la diminuzione tendenziale dell’export. Nel primo trimestre dell’anno il saldo raggiunge 9,3 miliardi (15,2 miliardi al netto dei prodotti energetici). Si rileva un calo tendenziale dei flussi in valore (-0,4% per l’export e -2,4% per l’import) ma non in volume (+0,2% per l’export e +3,5% per l’import).

Un quadro dunque più in scuro che in chiaro, visto che la situazione risulta più rosea nei rapporti con i Paesi Ue, un’area che non può considerarsi certo fra quelle in maggiore espansione, mentre risultano in calo, se non in picchiata, verso i Paesi che invece potrebbero assorbire i nostri prodotti. L’Istat insomma certifica la netta battuta d’arresto del commercio estero fuori dall’Unione europea, a testimonianza della fragilità delle dinamiche economiche in particolare sui mercati emergenti.

Commenta Confesercenti Campania: i dati sul commercio estero ci presentano un’Italia che esporta di più del periodo precedente, ma che compensa il differenziale con rilevanti importazioni. Il saldo commerciale a marzo è, infatti,  negativo anche a causa del disavanzo energetico. Da questi dati dobbiamo trarre conseguenze e ragionare sul da farsi per mettere le imprese nelle condizioni di crescere e di essere competitive a livello internazionale.  Ricerca, innovazione, infrastrutture, legalità, credito, fisco, incentivi agli investimenti, rappresentano alcuni dei fondamentali nodi da sciogliere per consentire alle imprese di creare ricchezza ed occupazione per il Paese. Se non è una bocciatura delle politiche del Governo Renzi, ci siamo abbastanza vicini.

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Camillo Cipriani

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