Ora serve una bella ripartenza. Corvino? Più no che sì

Fiorentina: le si è sempre perdonato tutto, ma non di averci fatto tifare Juve …

di Sandro Bennucci - - il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento, Sport

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Diego e Andrea Della Valle

Diego e Andrea Della Valle

Ora possiamo dirlo: mentre si spengevano le luci sull’Olimpico di Roma, dopo la finale di Coppa Italia, dal fondo dei nostri cuori viola si è alzato un benefico senso di sollievo. La Fiorentina avrà un’estate normale. Senza ritiro anticipato al 29 giugno; senza dover partire per Moena senza i nazionali impegnati nell’Europeo o in Coppa America; senza dover pensare, come a un incubo, quale avversario ci sarebbe potuto toccare nei terrificanti preliminari di Europa League di fine luglio, temendo assalti di squadre fameliche dell’Ucraina, della Slovenia, della Serbia. Il Milan, sconfitto in quella che considerava essere la sua partita di riscatto dopo una stagione assai negativa, starà fuori dalle Coppe. Il Sassuolo del presidente di Confindustria accederà ai preliminari della Coppa e la Fiorentina si ritroverà automaticamente qualificata ai gironi di Euroleague, in virtù del quinto posto di un campionato comunque tribolato. Capisco che qualcuno si smarcherà: o addirittura si offenderà. Dicendo che mai e poi mai si è augurato una vittoria dei gobbi. Normale. Però non prendiamoci in giro:  evitare un avvio anomalo della prossima stagione era una specie di incubo anche per coloro che dicevano: «Bene, i giocatori avranno meno vacanze, così imparano a vincere». Ragionamento che equivale a quello del famoso marito che, per far dispetto alla moglie, …

Però tutto questo porta a una riflessione: alla squadra abbiamo sempre perdonato tutto.  Cito a memoria: dalla lontanissima paura di retrocedere del 1971 (evitata da un salvifico gol di stinco di Brizi per un 2-2 provvidenziale con l’Inter di Mazzola), al tonfo in B del ’93. Fino, per non farla troppo lunga, al fallimento del 2002 e alla gloriosa ripartenza dalla C2. Ma la consapevolezza, sabato notte, di avere sia pure incosciamente tifato Juve, sapendo che solo una vittoria di quelli a strisce bianconere avrebbe impedito ai viola di passare l’estate più tormentata della loro storia, va al di là di ogni sopportazione. E’ vero che, soprattutto nello sport, si devono avere avversari e non nemici, ma la Juve suscita ricordi che non fanno piacere. Ne cito due per riassumerli tutti: la fine del campionato 1981-82, quello del «meglio secondi che ladri», con riferimento al rigore assai dubbio di Catanzaro che fece vincere lo scudetto ai bianconeri impedendo alla Fiorentina di arrivare almeno allo spareggio (ricordo benissimo quel campionato: la società che edita La Nazione, in quel periodo, aveva preso Rete A e, fra gli altri incarichi redazionali, mi assegnò anche il compito di telecronista, per due stagioni, delle partite della Fiorentina) ; l’altro è la finale di coppa Uefa 1989-90, con decisioni arbitrali poco limpide e ritorno disputato lontano lontano, in campo neutro. Potrei continuare, andando avanti e indietro nel tempo, ma preferisco finirla qui. Aggiungendo che la Fiorentina deve «comprendere» lo sforzo, conscio o inconscio, al quale ha sottoposto la sua gente. Quindi ha l’obbligo di rimediare.

Come? Programmando subito un bel calciomercato (magari dietro le indicazioni già date da Paulo Sousa a Mario Cognigni) e chiudendo la querelle sul direttore sportivo. Personalmente penso che Pantaleo Corvino non tornerà. Perché i Della Valle non richiamano chi ha già lavorato per loro. E anche perché lui, a quanto capisco, non amerebbe solo un ruolo di consulente esterno. Resterà Pradè? Probabile. Importante è avere idee chiare, sapendo che questo dovrà essere un mercato di svolta, considerato il particolare che la prossima rosa dovrà comprendere alcuni under 21 italiani e altri giocatori cresciuti nei vivai nazionali. E occhio alle tentazioni sbagliate: il Napoli vorrebbe Vecino, dando in cambio Gabbiadini e pretendendo un conguaglio a suo favore. Ecco, non scherziamo: Vecino è un giocatore pregiatissimo. Può essere il centrocampista di un lungo futuro. Se proprio dovesse venire sacrificato, che almeno arrivi, in cambio, un bel pacco di soldi da reinvestire.

Morale? Sarà difficile perdonare alla Fiorentina il forte contrasto interiore dei novanta minuti della finale di Coppa Italia 2016, ma società e squadra conoscono il modo per riconciliarsi. Quale? Evitando comportamenti come quelli dell’ultimo girone di ritorno. E magari chiudendo anche il clima non piacevole di questi giorni, con le accuse di chi parte (Pasqual, Guerini) e i silenzi imbarazzati di chi resta. Le guerre intestine rovinano anche la digestione.

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

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