Per il vertice europeo del 28 e 29 giugno

Migration compact: pronto il piano italiano, costo 500 milioni di euro. Si chiede l’intervento dell’Ue (e speriamo che Bruxelles si muova)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Il Governo italiano, come ha ripetuto il premier Renzi, va avanti col suo piano per affrontare l’emergenza immigrazione, in assenza di risposta della sonnecchiante e sorda Unione Europea, che loda il nostro Paese a parole, ma in pratica non fa molto per aiutarci. Anche perché comunque dobbiamo arrangiarci di fronte a un’emergenza (quella degli sbarchi e dell’accoglienza) che sta diventando sempre più pressante.

NUMERI – I numeri sono identificati bene nel prospetto che segue, redatto dall’Ansa. 324.000 persone soccorse in mare nel 2014- 2015; 33.711 persone soccorse in questo scorcio del 2016; migranti bloccati in Libia: 2.671 nel 2012; 4.867 nel 2013; 8.740 nel 2014; 9.073 nel 2015 e addirittura 8.360 in questi mesi del 2016. Dunque funziona meglio la collaborazione con la Libia, ma ancora non è sufficiente, gli arrivi si moltiplicano lo stesso e si tema di raggiungere un picco di 300.000 sbarchi nel 2016. E nonostante questo, l’Ue ci ha inviato recentemente una lettera con cui ci ha invitato a fare di più.

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MINISTERO INTERNO – Proprio in reazione a questa, che è stata considerata quasi una provocazione della burocrazia europea, un documento dettagliato da inviare a Bruxelles è stato predisposto dal capo della Polizia Franco Gabrielli e da quello del dipartimento Libertà civili e immigrazione Mario Morcone. Come si ricorderà la scorsa settimana Matthias Ruete, direttore generale del Dipartimento immigrazione e affari interni dell’Ue, aveva inviato a Roma una secca lettera in cui si parlava di «misure ancora insufficienti» sull’immigrazione e di ritardi nel mettere a regime il sistema di accoglienza e controllo dei profughi in arrivo visto che buona parte degli sbarchi avveniva fuori dai centri di accoglienza. Non solo. Il documento contestava anche l’effettiva fattibilità dell’hot spot galleggiante a cui pensa da tempo il ministro Angelino Alfano per risolvere alcuni problemi logistici relativi all’identificazione rapida di tutti i nuovi arrivati. La lettera di risposta dell’Italia spiega le linee fondamentali del documento sul Migration Compact, finalizzato a coniugare le esigenze dell’accoglienza e della flessibilità nel rispetto dei parametri economici dell’Unione.

HOTSPOT – Innanzitutto si afferma che il numero complessivo di hot spot nel nostro paese potrebbe addirittura raddoppiare. Ai quattro già esistenti (Lampedusa, Trapani, Pozzallo e Taranto) se ne aggiungeranno altri due entro il prossimo mese, a Mineo e Messina, ma si sta valutando la realizzazione di altri tre centri di identificazione e smistamento in Calabria, Puglia e Sardegna. Va avanti anche il progetto dell’hotspot galleggiante, nonostante la contrarietà di Mons. Galantino. La nave, probabilmente la San Giusto della Marina Militare, non sarà una prigione galleggiante. I migranti resteranno a bordo al massimo tre giorni e l’unico scopo sarà identificarli ancor prima dello sbarco e dello smistamento a terra.

CIE – Una risposta adeguata anche all’osservazione sulla carenza dei Cie (centri di identificazione ed espulsione). Per evitare che gli sbarchi non siano immediatamente seguiti dalle procedure di identificazione il Viminale stanno approntando l’organizzazione di sei unità mobili con personale addetto all’identificazione e tensostrutture in cui ospitare temporaneamente i nuovi arrivati. Inoltre questi centri di identificazione ed espulsione, che sembravano destinati alla chiusura, torneranno invece a salire. Dai 500 posti attuali saliranno a 1.500.

MIGRATION COMPACT – Per realizzare il progetto di Migration Compact anche a livello europeo l’Italia indica con precisione i Paesi in cui intervenire, le iniziative da mettere in atto e quali risorse utilizzare, per un importo stimato in circa 500 milioni di euro. L’Italia chiederà anche che venga aumentata la dotazione- oggi pari a circa 1,8 miliardi – del Trust Fund per l’Africa, ma il documento prefigura iniziative che vanno dai rimpatri volontari e non – per i quali si stimano esigenze finanziarie pari a circa 80 milioni di euro – ad azioni di sostegno nei Paesi di origine e transito (dalla Nigeria alla Libia, dall’Etiopia al Senegal) per un importo di circa 140 milioni di euro.

L’obiettivo è quello di arrivare al vertice europeo del 28 e 29 giugno proponendo ai leader azioni concrete da mettere in campo in tempi ragionevoli, sempre che molti altri leader europei, soprattutto i Paesi dell’Est e della penisola scandinava, la smettano di fare orecchi da mercante.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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