L'accelerata con la prossima legge di stabilità

Tasse, Padoan: Irpef al 40% dal 2018. Istat, ripresa moderata

di Ernesto Giusti - - Cronaca, Economia, Politica

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Il ministro Pier Carlo Padoan

Il ministro Pier Carlo Padoan

ROMA – Irpef al 40%. Ma non subito: dal 2018. Sarà vero? Lo promette il ministro Pier Carlo Padoan, che però mette subito le mani avanti: magari gli italiani non potranno sentirne gli effetti nelle tasche dal prossimo anno, ma è possibile che il governo indichi già ad ottobre, con la legge di bilancio, la strada per ridurre l’Irpef. Capace di scattare  più avanti, quindi dal 2018  Il ministro spiega che  la via prescelta potrebbe essere lo stesso meccanismo già utilizzato per l’Ires – si approva quest”anno con la manovra per il 2017 ma scatta l’anno dopo –  che, a Porta a Porta di Vespa, si dichiara “strenuo sostenitore” dei tagli delle tasse, sempre però se “sono compatibili” con la tenuta dei conti pubblici. Possibile quindi che il governo acceleri il passo e metta nero su bianco già ad ottobre un intervento che sarà in ogni caso una riduzione “di alcuni punti”, in modo che sia ben percepibile dai contribuenti.

Il ministro non si addentra in dettagli e ribadisce anche che un anticipo di questa tabella di marcia sarebbe possibile solo se ci fossero “margini”. Il nuovo piano di riduzione fiscale che interesserà l’Irpef, infatti, come i precedenti tagli di tasse dovrà essere “credibile”, e quindi ”a prova di copertura”. Che si potrà trovare attraverso la spending review, che non ha esaurito la sua funzione ma,  anzi, ha ancora cartucce da giocare a partire dalla sanità dove “sono possibili risparmi di efficienza importantissimi”. Intanto, “la famosa siringa ora sarà equiparata” grazie alla tagliola sulle centrali di acquisto (portate ad appena 35), che “già dal prossimo anno” potrà portare “una riduzione di spesa significativa e permanente” e non ancora del tutto contabilizzata. Certo, resta il macigno del debito – che quest’anno calerà “di poco meno di un punto” non per “colpa nostra ma perché manca l’inflazione” – vero tallone d”Achille del Paese e che ci tiene ancora tra gli ”osservati speciali”. Per il resto, invece, l’Italia “è il Paese fiscalmente tra i più disciplinati, che fa più riforme e più investimenti” e ottiene “la flessibilità” per merito, “non perché siamo simpatici”. Un argomento da giocare di nuovo in Europa anche per il 2017 per avere un po’ più di respiro sui conti.

E poi ci sarà la crescita che, è convinto il ministro, continuerà a rafforzarsi anche grazie alle riforme che finalmente cominceranno a “mordere”, a “dare i loro frutti”. Non solo quelle ”economiche”, come il Jobs Act che sta contribuendo a ridurre la disoccupazione, ma anche quelle istituzionali. Perché “la stabilità – ha sottolineato Padoan – favorisce gli investimenti”. Ottimismo, quindi, nonostante l’Istat abbia confermato uno scenario di crescita “moderata” e che rischia di rallentare nel breve periodo, per riprendere un po’ più sostenuta in autunno. L”Italia resta “in controtendenza”, ha  ribadito il titolare di via XX Settembre dopo che in mattinata si era detto “fiducioso” perché stiamo andando “meglio di altri paesi”.

Per ora, spiega l’Istat, restano “i consumi e la domanda interna, il principale motore” della crescita, cui “si accompagna anche un miglioramento degli investimenti”. Ma restano “alcuni segnali di debolezza delle attese delle imprese e degli ordinativi manifatturieri”, oltre a inflazione sempre vicina allo zero e rallentamento del commercio mondiale che sta condizionando l’andamento delle esportazioni”.  Un dato, per Padoan, “isolato”, cui non dare “troppa importanza”, visto che “allo stesso tempo notiamo che altri settori dell’economia mostrano andamenti positivi come i  servizi” o come il boom delle compravendite immobiliari del primo trimestre (+17,3%, 20% per il residenziale), che, insieme alla ripresa dei mutui, rappresentano effettivi segnali di svolta.

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Ernesto Giusti

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