I numeri forniti da un centro di ricerca dell'Aja

Terrorismo: oltre 4000 foreign fighter sono partiti dall’Europa, 99 dall’Italia. Molte le donne

di Paolo Padoin - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento, Politica

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donna

La recente scoperta della donna bresciana sposata con un trentenne tunisino, che l’ha convinta a partire per il territorio siriano, ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica il tema degli italiani, e degli europei, che sposano la causa della Jihad. Si era convertita all’Islam e portava il burqa. La volontà della donna, espressa in rete più volte dalla fine del 2015 ad oggi, è stata questa volta bloccata dall’intervento della Digos di Brescia. Il Ministero dell’Interno ha già espulso dall’Italia il marito.

FATIMA – Ricorderete tutti il caso precedente, nel luglio del 2015, di Maria Giulia Sergio (o Fatima, come si fa chiamare da quando si è convertita), 27enne di Torre del Greco ma abitante a Scansano (Grosseto), già in Siria con l’albanese residente in Italia, Aldo Kombuzi, sposato a settembre. La coppia ha raggiunto il Califfato, via Turchia, e da lì ha mantenuto i contatti con le rispettive famiglie in Italia. In particolare, Maria Giulia Sergio stava provando a organizzare il trasferimento per i genitori e la sorella Marianna, che vivono a Inzago e sono stati arrestati a seguito di un blitz della Digos, su ordine della procura di Milano. Tra gli arrestati ci sono anche lo zio e il marito albanese della giovane. Sergio, il marito e la madre di quest’ultimo sono tutti e tre in Siria a combattere per la Jihad.

NUMERI – Ma quanti sono gli italiani e gli europei disposti a combattere per il Califfato? I numeri segreti dei combattenti censiti nel rapporto dell’Intemational center for counter terrorism (Icct) dell’Aja ci dicono che dall’Europa sono partiti oltre 4.000 foreign fighters. Belgio, Francia, Germania e Regno Unito sono gli Stati europei da cui è partito il maggior numero di foreign fighters diretti in Siria e Iraq.

STIME – Il rapporto esamina la situazione di 26 Paesi Ue su 28, ma vista l’impossibilità di raccogliere dati certi su un fenomeno in continua espansione, il centro Antiterrorismo dell’Aja chiarisce che si tratta di stime. Un elemento da segnalare è quello relativo alla presenza femminile tra i «mujaheddin occidentali» dell’Isis, che è il 17%. Quelli tornati in patria sono circa il 30%, indicativamente tra 1.176 e 1288, e sono considerati una minaccia per la sicurezza perché potrebbero decidere di compiere attentati.

ITALIA – Dall’Italia, tra gennaio 2011 e oggi, sono partiti 99 foreign fighters. Di questi almeno 20 sarebbero morti in combattimento, mentre 57 si troverebbero tuttora in zona di guerra. Almeno 15 si sarebbero uniti all’Isis, due a Jabhat al Nusrae sette ad altre forze dell’opposizione.

EUROPA – Fra i paesi europei più interessati in Belgio si registra il numero più alto di partenze, circa 41 per milione di abitanti, contro 1 per milione in Italia. In Francia, invece, i numeri sono più alti. Fino a ottobre 2015 i trasferimenti in Siria e Iraq sono stati oltre 900. A novembre 2015, circa 570 erano ancora in zona di guerra, tra cui circa 200 donne. Ben 140 sono i morti (inclusi 10 in attacchi suicidi) e 246 i rientrati in Francia. Ai primi posti anche la Germania, che fino al luglio 2015 contava oltre 720 foreign fighters. Il 30% è in zona di guerra, 250 sono tornati. Un centinaio i morti, inclusi una ventina nel corso di attacchi suicidi. Il 20%, sono donne. Nel Regno Unito l’Office for Security and Counter-Terrorism (Osct), ha stimato 700 individui partiti per la Siria o l’Iraq a partire dal 2011. Di questi 315 si trovano tuttora in zona di guerra e più della metà sono tornati, mentre circa 70 sono i morti.

Questa dunque è la situazione a livello europeo e nazionale; molti giovani, e molte donne, in un periodo nel quale si accentuano le difficoltà economiche e le istituzioni europee e mondiali non riescono a guidare determinati fenomeni, quali l’immigrazione, si lasciano tentare dall’avventura della lotta per l’Isis, per il Califfato, visto che né la società italiana e europea né la chiesa cattolica riescono a soddisfare le loro aspettative e le loro aspirazioni. Dobbiamo correre ai ripari prima che sia troppo tardi, ma la sola azione preventiva e repressiva, efficacemente realizzata anche dal nostro governo, non può costituire una soluzione soddisfacente del problema.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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