I dati di un'indagine del Censis

Economia: senza immigrati in Italia 450mila aziende in meno nel 2015

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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immigratiROMA – Senza gli immigrati l’Italia avrebbe circa 450 mila aziende in meno, il 20% in meno di nascite, una scuola pubblica orfana di 35mila classi e 68mila insegnanti e una carenza di 693mila lavoratori domestici (il 77% del totale). E’ questo il risultato di un’indagine del Censis, riferito alla situazione del 2015.

Ma non ètutto: senza il contributo degli stranieri l’Italia «sarebbe un Paese con 2,6 milioni di giovani under 34 in meno e sull’orlo di un crac demografico. Gli immigrati infatti sono mediamente più giovani degli italiani e più propensi a fare figli: dal 2008 al 2015 le nascite da coppie composte da genitori italiani sono calate del 15%, mentre quelle da coppie con almeno un genitore straniero sono in crescita. E dei 488mila bambini nati in Italia nell’anno appena passato, il peggiore in termini di natalità dall’Unità d’Italia, circa 73mila (il 15%) hanno entrambi i genitori stranieri.

L’importanza dei migranti si conferma anche tra i banchi di scuola, con il 9,1% di alunni di origine straniera (anche se nati in Italia), e nella piccola impresa: nei primi tre mesi di quest’anno gli imprenditori stranieri rappresentano il 14% del totale, e dal 2008 a oggi sono cresciuti quasi del 50%, in un periodo in cui le aziende guidate da italiani diminuivano più del 10%.

Nonostante tutto in termini di welfare sono ancora gli italiani ad avere una posizione di vantaggio: gli immigrati che percepiscono una pensione sono 141mila, cioè nemmeno l’1% degli oltre 16 milioni di pensionati italiani. Mentre quelli che beneficiano di prestazioni di sostegno sul reddito sono appena 120mila.

Qualche dato anche sulla dislocazione geografica: dei 146 comuni italiani con più di 50mila abitanti, solo 74 hanno un’incidenza di stranieri superiore alla media. In testa ci sono Brescia e Milano, dove la concentrazione è comunque pari solo al 18,6% della popolazione, seguiti da Piacenza col 18,2% e Prato con il 18%.

 

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Camillo Cipriani

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