Riprendono le contrattazioni con i sindacati

Statali: il Governo prepara le linee per il rinnovo contrattuale. Nessun aumento in vista (qualcosa solo ai redditi bassi)

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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A luglio il tavolo sul rinnovo del contratto degli statali, bloccato da sette anni, dovrebbe entrare nel vivo. Da qualche settimana il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, sta lavorando alla bozza di direttiva da impartire all’Aran proprio in vista dell’apertura del tavolo. Il ministro ribadirà l’indicazione, contestata dai sindacati, di concentrare le poche risorse disponibili soprattutto sui redditi medio-bassi. Non c’è l’intenzione di indicare una soglia di reddito precisa al d sotto della quale far scattare gli aumenti sulla parte tabellare dello stipendio, perché si tratta di una scelta che sarà lasciata alla contrattazione tra Aran e sindacati.

Eppure, soprattutto tra i rappresentanti dei lavoratori, da qualche giorno si è iniziato a riflettere a quale soglia di reddito potrebbe fermarsi l’asticella degli aumenti. Una delle ipotesi è che si possa replicare lo schema degli 80 euro, ossia concedere gli aumenti tabellari di stipendio soltanto a chi guadagna meno di 26 mila euro. In questo caso su una platea di poco più di tre milioni di statali, soltanto 800.000 vedranno  aumentare le buste paga. La dote dei 300 milioni messa dal governo a disposizione del rinnovo del contratto, in questo caso, comporterebbe un aumento di una trentina di euro al mese.  Se l’asticella scendesse ancor più in basso, la cifra in busta paga aumenterebbe e, ovviamente, vale l’inverso se la soglia di reddito fosse spostata verso l’alto.

Una seconda indicazione che verrà inserita nella direttiva Madia, riguarda i salari accessori e i premi, con la richiesta di una differenziazione legata alla produttività. Provvisoriamente verrebbero applicate le regole della legge Brunetta, secondo la quale il 50% dei premi verrebbe corrisposto al 25% più produttivo, mentre la restante metà verrebbe divisa tra il 50% della fascia di lavoratori «nella media». Per il 25% che ottiene la valutazione più bassa non ci sarebbero incentivi. Questo meccanismo, tuttavia, viene ritenuto troppo rigido soprattutto nel caso delle mansioni più basse.

Si tratta dei primi passi e delle prime indiscrezioni, ma il nodo principale, il punto maggiormente contestato dai sindacati, è la quota troppo ristretta di fondi destinati in finanziaria a questo scopo, che non sono ritenuti assolutamente sufficienti a garantire un soddisfacente recupero salariale dopo il blocco per 7 anni degli stipendi.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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