Lo ha stabilito il giudice del lavoro di Reggio Emilia

Scuola: Ministero condannato a pagare 35.000 euro a una docente precaria

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Manifestazione precari scuola

Manifestazione precari scuola

REGGIO EMILIA – «Quando il Ministero dell’Istruzione rimanda sine die l’assunzione a tempo indeterminato di un insegnante della scuola pubblica produce una condotta illecita, abusando dell’istituto dei contratti a termine per coprire esigenze di organico stabili ed evidentemente non transitorie». Lo ha scritto, nero su bianco, secondo quanto riferisce l’Anief, il giudice del lavoro di Reggio Emilia, esaminando il ricorso di una precaria con 14 anni di supplenze alle spalle, tutte sino al 30 giugno o al 31 agosto. La docente, dopo anni di gavetta infinita, si è rivolta ai legali dell”Anief, ottenendo un risarcimento danni pari a 35 mila euro.

Nella sentenza, il giudice ha spiegato – riferisce il sindacato – che il comportamento del Miur «certamente non può rimanere senza sanzioni, altrimenti rimanendo inattuato il principio più volte ribadito dalla Corte di Giustizia, secondo il quale le misure alternative alla conversione devono rivestire un carattere non soltanto proporzionato, ma altresì sufficientemente energico e dissuasivo per garantire la piena efficacia delle norme adottate in attuazione dell’accordo quadro». Pertanto, sulla base di tali premesse – aggiunge l’Anief – è giunto alla condanna del Ministero dell”Istruzione e al risarcimento di ben nove mensilità dell”ultima retribuzione, in favore della ricorrente. Inoltre, lo stesso giudice del lavoro del capoluogo emiliano, ha stabilito il diritto «al pagamento delle relative differenze retributive, in ragione dell’anzianità di servizio maturata, quantificata in 18.074,93 euro, oltre interessi legali dal deposito della sentenza al saldo e anche il riconoscimento mensile dello scatto stipendiale previsto dal Contratto collettivo nazionale per il personale assunto a tempo indeterminato, pari a 257,77 euro da liquidare mensilmente nella busta paga della ricorrente».

Se questa linea fosse seguita unanimemente e se tutti i precari che ne hanno diritto facessero ricorso al giudice del lavoro il salasso per le casse pubbliche sarebbe enorme. Un’altra tegola in vista per il Governo Renzi.

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Camillo Cipriani

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