Gli argomenti del Comandante, non recepiti dai giudici

Costa Concordia: Schettino, dopo la condanna in Appello, affida la sua difesa a un’intervista

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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Naufragio della Concordia, l'imputato Francesco Schettino in aula al processo di Grosseto

Francesco Schettino

TORINO – La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna a 16 anni di galera e solo la Cassazione potrà annullare una sentenza che altrimenti dovrà essere applicata, e stabilisce che l’unico colpevole del naufragio davanti all’isola del Giglio è il Comandante, Francesco Schettino. La Stampa, in un’intervista, ha voluto conoscere direttamente dal Comandante la sua verità. La riassumiamo.

«Non ho sbagliato io la rotta», dichiara Schettino. «Stavamo a mezzo miglio dalla costa e a quella distanza il governo della nave è affidato alla guardia, non al comandante. Lo dice il codice di navigazione e infatti hanno patteggiato tutti. Il primo ufficiale, Ambrosio, che faceva le misurazioni nautiche. Il terzo, Coronica, che guardava il radar. L’ufficiale subentrante, Ursino, che non si capiva bene cosa facesse. E nessuno ha fiatato, non uno che dicesse: comandante, siamo alla distanza minima! Attenzione!»

Inoltre Schettino ricorda che la scatola nera testimonia che l’ultimo ordine fu di virare a sinistra e Rusli Bin virò a dritta, forse era in preda al panico, forse equivocò. Le paratie stagne non erano stagne per niente «ma le hanno demolite con la Concordia», scuote la testa l’avvocato del comnandante, Saverio Senese, «così non abbiamo più le prove. Le testimonianze sì, ma evidentemente non bastano».

Rusli Bin non capiva nemmeno l’inglese e non è stato trovato dall’Interpol che lo ha cercato ovunque ma non a Giacarta, a casa sua, dove invece lo ha scovato il Secolo XIX con una semplice telefonata: «Io ho obbedito agli ordini e di quella notte non voglio ricordare più niente».

Nel video che Schettino ascolta ogni giorno, mai pubblicizzato dai media, si sente la Capitaneria di Porto San Giorgio chiamare Livorno: «Il comandante della Concordia dice che le nostre motovedette sono nel posto sbagliato…». Lontano dalla nave che stava per rovesciarsi. Poi telefonerà De Falco, che secondo Schettino vuole coprire il comportamento pavido dei suoi e urla: «Torni a bordo, cazzo»!

Infine mostra una mail di Arne Sagen e Jan Harmen della rispettata Skagerrak safety foundation: «Dear Francesco, questa sentenza è una breccia nel codice Ism, e dimostra che i magistrati italiani non conoscono le responsabilità giudiziarie degli accordi sulla sicurezza marittima ratificati anche dal loro Paese».

Nessuno ridarà la vita ai 32 passeggeri, e, come ha detto una volta lo stesso Schettino in aula, «assieme alle 32 vittime, quella notte, sono morto anch’io».

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Camillo Cipriani

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