E' arrivata anche la conferma ufficiale, dopo qualche tempo dal termine dello scrutinio

Brexit: Londra non segue i consigli di Renzi e lascia l’Europa, ribaltati i primi sondaggi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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LONDRA – Cameron aveva già festeggiato e Farage aveva ammesso una sconfitta (a cui non credeva) dopo il primo lancio di You Gov che dava Remain in vantaggio al 52%. Ma la tradizione che vuole i sondaggi britannici spesso sballati è stata confermata anche stavolta. Il Regno Unito ha scelto di lasciare l’Unione europea. Quando non ci sono più circoscrizioni da scrutinare, il ”Leave” ha ottenuto il 51,9% dei voti e il ”Remain” il 48,1%, riferisce il sito della Bbc. Per la Brexit hanno votato 17.410.742 elettori mentre per restare nell’Ue i voti sono stati 16.141.241. L’affluenza al referendum viene fissata al 72,2%.  E’ certo comunque che oltre la metà del popolo britannico ha espresso la volontà di uscire dall’Europa. Il referendum voluto dal premier inglese si è quindi rivelato un boomerang per lui. Soltanto alle 8,29 la conferma ufficiale della Commissione elettorale: ha vinto Brexit.

Ma già nella prima mattinata di oggi, quando mancavano una settantina di distretti da conteggiare, il vantaggio del blocco del Leave era ritenuto abbastanza ampio da assegnare la vittoria. Sono stati la Bbc e la tv Itv a fare le proiezioni. Quasi 900mila voti di scarto, 51,3% per il Leave, 48,7% per il Remain. Che il vento tirasse dalla parte opposta ai sondaggi di You Gov (e di quello commissionato dagli Hedge Fund è tenuto segreto per un po’) si era cominciato a capire attorno alla mezzanotte e trenta quando Sunderland, bastione laburista, ha votato in massa contro la Ue. In prima mattinata arrivano i dati del Galles di colore Blu Leave, mentre a Manchester il Remain vince, 60% dei consensi. Ma Leave continua la sua avanzata e alle 4,30, quando mancavano ancora 47 distretti (scrutinati 335 su 382), la differenza è di un milione di voti. Rimonta impossibile secondo gli osservatori.

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Il risultato ha provocato gravi scossoni sui mercati internazionali aperti nella notte. La sterlina ha accusato il colpo, ampliando le perdite sul dollaro a 1,33. Nella seconda parte delle contrattazioni, la Borsa di Tokyo sta facendo registrare un crollo del 7,90%. Sono crollati anche i prezzi del greggio in Asia. Il barile di light sweet consegna da agosto perde 2,12 dollari a 47,99, il Brent ad agosto è in calo di 2,06 dollari a 48,85 dollari.

FARAGE – Il leader dell’Ukip, Nigel Farage, ha già espresso la sua soddisfazione davanti alle telecamere e chiesto le dimissioni del premier Cameron. «Se le previsioni che abbiamo adesso sono corrette, sarà una vittoria per le persone reali, una vittoria per la gente comune, una vittoria per la gente per bene. Abbiamo combattuto contro le multinazionali, contro le grandi banche d’affari, contro la grande politica, contro la menzogna, la corruzione e l’inganno e oggi l’onestà e la decenza e la fiducia nella nazione penso stiano per vincere. Spero che questa vittoria ci porti a un’Europa di Stati nazionali sovrani che negoziano insieme», E ha chiesto ai britannici di fare del 23 giugno «il nostro independence day».

HAMMOND – Dopo le voci di dimissioni del premier Cameron sono state smentite dal suo ministro degli esteri Philip Hammond che afferma: David Cameron «resterà primo ministro e darà seguito alla volontà del popolo britannico». Dopo le 9,00 è attesa una dichiarazione di Cameron.

In Olanda, Francia e Italia le formazioni anti Ue ringraziano i cittadini britannici. Marine Le Pen, leader del fronte nazionale, chiede un referendum anche in Francia. Matteo Salvini, a nome della Lega, twitta: #Grazie Ue, ora tocca a noi. Ma l’art 75 della nostra Costituzione, quella che secondo Giorgio Napolitano e Roberto Benigni sarebbe la più bella del mondo, vieta espressamente di sottoporre a referendum l’approvazione di trattati internazionali.

UE – Prima la riunione della conferenza dei presidenti dei gruppi politici al Parlamento europeo poi un ”summit” tra i presidenti della Commissione, Jean Claude Juncker, del Consiglio, Donald Tusk, del Pe Martin Schulz e della presidenza di turno olandese dell”Ue Mark Rutte: questa la sequenza di incontri con cui stamane le istituzioni europee metteranno a punto la prima risposta ufficiale da dare alla Brexit. A Lussemburgo, per il primo pomeriggio, è poi prevista la riunione del Consiglio affari generali.

BCE – La Bce alla finestra: non ha ancora deciso se e quando convocare una conference call del consiglio per discutere eventuali reazioni alla Brexit.

SCHULTZ – Lapidario il commento del Ministro degli esteri tedesco: «Sono molto deluso e triste, è una brutta notizia. Basti pensare al subbuglio dei mercati sulla valuta britannica. Ora prevedo che il governo britannico prenda sul serio la volontà degli elettori e che si comincia a negoziare l”uscita in base all”art. 50 del Trattato.»

RENZI – Matteo Renzi ancora non si è pronunciato, forse gli brucia la sconfessione del suo invito ai sudditi di Sua Maestà. Ma è significativa la circostanza che la direzione del Pd prevista per oggi sia stata rimandata di una settimana a causa del risultato, ritenuto infausto, di Brexit. Ha poi convocato in mattinata una riunione a Palazzo Chigi alla quale hanno partecipato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

GOZI – Il primo commento di un esponente del Governo era stato quello di Sandro Gozi  sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei: «E’ uno shock, una pessima notizia per tutti noi che adesso porta con sé un’incognita. Dobbiamo lavorare per dare la massima certezza possibile: dobbiamo individuare un percorso di uscita della Gran Bretagna che sia certo con un calendario certo. Non vogliamo rimanere nell’incertezza».

 

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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