Le conseguenze dell'uscita di Londra dalla Ue

Brexit: cosa cambia per gli italiani che vivono o vogliono trasferirsi nel Regno Unito

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Londra

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LONDRA – La Brexit e la conseguente uscita di Londra dall’Unione europea avrà alcune conseguenze pratiche per i moltissimi italiani che, anche negli ultimi tempi, si sono trasferiti per motivi di studio o di lavoro nel Regno Unito. Si calcola infatti che tra Londra e il resto dell’Inghilterra vivano mezzo milione di nostri connazionali. Non è certo che cosa cambierà per loro, ma probabilmente subiranno qualche ripercussione negativa soprattutto in termini di aggravio di adempimenti burocratici e godimento di alcuni servizi pubblici di assistenza e previdenza.

LAVORO – Chi paga le tasse in Gran Bretagna da cinque anni può richiedere un permesso di residenza e la cittadinanza. C’è chi l’ha già fatto, prendendo la doppia cittadinanza (britannica oltre che italiana). Chi ha intenzione di farlo adesso dovrà scontrarsi con una macchina burocratica che richiede tempo e denaro, un anno e almeno mille sterline. Chi non intende restare per sempre potrà forse ottenere un visto di lavoro, da rinnovare ogni due-tre o anche cinque anni, presentando una richiesta del proprio datore di lavoro. Chi vuole adesso trasferirsi a Londra non può più farlo senza avere già trovato un’occupazione prima della partenza.

TURISMO – Non dovrebbe cambiare nulla. Gli italiani che vogliono andare in vacanza a Londra lo faranno senza la necessità di un visto, a mano di decisioni in contrario delle Autorità britanniche, sempre possibili. Questo potrebbe spingere molti connazionali a utilizzare questo mezzo per fermarsi un po’ di più. Entrare da turisti, probabilmente con la possibilità di fermarsi fino a tre mesi, cercare lavoro e, nel caso ciò accadesse, richiedere un visto di lavoro. La trafila, ovviamente, si prospetta molto più complicata.

STUDIO – La retta annuale in un’università britannica si aggira attorno ai 12 mila euro. Con la Brexit salirà tra i 16 e i 22 mila euro. Facilitazioni, sconti e opportunità normalmente in atto nel Regno Unito potrebbero subire modifiche rilevanti. Gli studenti universitari, ad esempio, non potranno più ottenere il prestito in grado di coprire la retta universitaria, da restituire dopo la laurea a rate e soltanto se si è trovato lavoro.

ERASMUS –  Cambierà forse qualcosa anche per gli studenti universitari europei che decidono di usufruire del Progetto Erasmus. Chi vorrà imparare o migliorare il proprio inglese e gettare le basi per una futura esperienza professionale, deve considerare il rischio che il Regno Unito non faccia più parte del progetto, perché è previsto che i Paesi a disposizione dello studente facciano parte del circuito dell’Unione. Peraltro esistono già accezioni accettate dalla Ue, quali le eccezioni alle quali l’Ue si è aperta negli anni, come Liechtenstein, Islanda, Norvegia e Turchia. Esiste poi l’opzione di riserva: l’Irlanda.

ASSISTENZA SANITARIA – Non è chiaro se l’assistenza sanitaria basata sulla reciprocità della Ue continuerà a funzionare. Probabilmente un italiano che necessiti del pronto soccorso inglese non avrà più un trattamento gratuito. Verranno annullati anche i sussidi di disoccupazione e la possibilità di ottenere un alloggio popolare. Del resto la possibilità di diminuire le prestazioni a favore dei lavoratori comunitari era prevista anche dall’accordo, ormai sfumato, che Cameron aveva concluso con la Ue in vista della vittoria del remain.

CAMBIO – Almeno un vantaggio per chi utilizza l’Euro si è concretizzato a breve termine. La Sterlina perde il 10% e scende ai minimi storici dal 1985: 1,33 dollari. Comprare in Gran Bretagna diventa relativamente economico. Con l’allineamento della moneta britannica a valori più vicini a quelli dell’Euro, chi viaggia in Regno Unito noterà un consistente risparmio.

 

 

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Camillo Cipriani

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