Le decisioni dei ministri degli esteri

Bruxelles: dopo Brexit i 6 Paesi fondatori rilanciano l’Europa a due velocità

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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Commissione europea

Commissione europea

BRUXELLES – Continuare a lavorare “per una Europa più forte e più coesa di 27 Paesi membri, basata su valori comuni e sullo stato di diritto” e “riconoscere diversi livelli di ambizione tra Stati membri”: questi i propositi messi nero su bianco oggi da Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda e Lussemburgo, i sei Paesi fondatori dell’Europa unita, che si sono ritrovati a Berlino per discutere le conseguenze del referendum che ha sancito la volontà britannica di uscire dall’Ue. Una prima riflessione che converge sull’idea di rilanciare il progetto europeo ‘a due velocità’. In realtà anche la riunione dei sei ministri, a giudicare dal comunicato finale espresso in perfetto linguaggio stile comunitario, conferma la lontananza dalla realtà delle istituzioni europee, che dovrebbero innanzitutto spiegarci che cosa intendono per diversi livelli di ambizione (insulsa traduzione italiana, l’italianese comunitario). Si comprende (a fatica) che ci si vuol riferire ai diversi obiettivi che ciascun gruppo di Stati vuol perseguire con priorità, tralasciandone altri, ma ci si poteva esprimere meglio.

MINISTRI- E proseguono i sei fondatori: «Ora ci aspettiamo che il governo britannico faccia chiarezza e dia effetto a questa decisione, il prima possibile. Le disposizioni pertinenti del Trattato di Lisbona (l’articolo 50) assicurano un’uscita ordinata». Queste le parole del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, del collega francese Jean-Marc Ayrault, dell’olandese Bert Koender e del lussemburghese Jean Asselborn, capi delle diplomazie dei rispettivi paesi. All’esortazione a Londra a far presto, per evitare un pericoloso allungamento di una fase di instabilità, il gruppo fondatore si ripropone, come detto, di «individuare migliori vie per gestire i diversi livelli di ambizione» dei vari Paesi Ue, e «assicurare che l’Europa risponda meglio alle esigenze di tutti i cittadini europei» (finalmente una frase e un progetto chiaro).

MALCONTENTO – I ministri degli Esteri si dicono poi coscienti «del malcontento riguardo il funzionamento attuale dell’Ue, come evidente oggi in settori delle nostre società. Un problema che prendiamo molto seriamente, determinati a far funzionare meglio l’Ue per tutti i nostri cittadini». Perchè, continuano i sei ministri degli Esteri, «né una semplice richiesta di più Europa né una fase di semplice riflessione può rappresentare una risposta adeguata. Dobbiamo concentrare i nostri sforzi comuni su quelle sfide che oggi possono essere affrontate solo con soluzioni comuni europee, lasciando altri compiti al livello nazionale e regionale e accettando la nostra responsabilità di rafforzare solidarietà e coesione in seno all’Ue».

Meglio tardi che mai, ma ci voleva proprio lo schiaffo britannico per far riflettere su concetti che erano chiari a tutti da decenni? E lunedì vediamo cosa uscirà fuori dal brainstorming di Berlino fra Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi, la troika che adesso sembra assumere la guida dell’Ue per il rinnovamento. Speriamo bene, ma purtroppo solo questo passa il Convento.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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