Un documento in 9 punti dei due ministri degli esteri

Brexit: mentre Renzi parla, Germania e Francia hanno già posto le basi per il futuro dell’Europa

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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renziberl1BRUXELLES – Mentre Matteo Renzi impettito parla e si fa fotografare con Angela Merkel e François Hollande quale improbabile protagonista di vertici e direttori europei nei quali non si è deciso sostanzialmente nulla, scappa fuori la notizia che Francia e Germania, escludendo l’italietta del rottamatore, hanno messo già nero su bianco un piano per far uscire l’Europa dall’impasse nella quale si è cacciata nel dopo-Brexit.

Se infatti la politica dei Capi di Stato e di Governo nicchia e fa surplace, secondo quanto anticipato da La Stampa i Ministri degli esteri dei due Paesi, Jean-Marc Ayrault e Frank-Walter Steinmeier avrebbero stilato un documento di 9 pagine (a Renzi non è stato neppure mostrato), che costituisce una delle basi non soltanto per le decisioni del vertice europeo del dopo Brexit che si tiene oggi 28 giugno e domani 29 a Bruxelles, ma soprattutto per il dibattito che ne seguirà.

La prima risposta suggerita da Parigi e da Berlino per risolvere la crisi europea alimentata dalla Brexit si chiama «Compact della sicurezza». La seconda riguarda la crisi dei migranti e il profilo economico, con un consolidamento dell’agenzia Frontex e del governo dell’Eurozona. Infine, in chiave anti-crisi e per dare un sostegno concreto alla ripresa, Francia e Germania invitano a trasformare il fondo salvastati Esm «in un completo Fondo monetario europeo, un soggetto a controllo parlamentare». Si propone inoltre l’avvio di uno studio di una possibile «fiscal capacity», uno strumento comune per sostenere l’economia. E la definizione di un presidente stabile dell’Eurogruppo.

SICUREZZA

Al primo posto i due ministri pongono non l’economia, ma la sicurezza. «Germania e Francia propongono un Compact che affronti tutti gli aspetti della sicurezza e della difesa», scrivono nel documento di nove pagine. «Francia e Germania promuoveranno l’Europa come attore globale e indipendente in grado di utilizzare il suo arsenale di esperienze e strumenti, militari e civili». Obiettivo chiaro: «Entrare in azione più spesso per gestire le crisi direttamente.» In questo quadro i due ministri propongono anche un semestre europeo della Difesa per «valutare la coerenza dei processo di rafforzamento della difesa e incoraggiare gli stati membri a discutere le priorità dei rispettivi piani di spesa». Tale agenda, scrive il documento franco-tedesco, sarà legata direttamente allo sforzo per sostenere un’industria forte e innovativa.

La sicurezza interna. Per affrontare le cause profonde della minaccia jihadista, «Francia e Germania svilupperanno una piattaforma europea per condividere esperienze e buone pratiche nel prevenire e contrastare la radicalizzazione». Di contorno, «vanno attuate le decisioni dell’Ue per un miglior uso delle strutture esistenti di Intelligence: il registro dei passeggeri, Europol, il centro antiterrorismo, l’azione UE contro il traffico di armi ed esplosivi».

IMMIGRAZIONE

Quanto all’immigrazione si propone di rendere autonoma l’Agenzia Frontex. – Secondo i due ministri dell’asse franco-tedesco «garantire la nostra frontiera esterna non è più esclusivamente un compito nazionale, ma anche una responsabilità comune». Per questo «siamo determinati a far sì che l’UE stabilisca la prima guardia di frontiera e costiera multinazionale al mondo». Nel breve termine, «Frontex sarà fornita di funzionari distaccati dagli stati membri». Nel medio termine, Frontex dovrebbe essere rafforzata sino ad avere «un proprio personale permanente, ma anche con misure tecniche adeguate per svolgere i suoi compito».

Occorre accrescere la solidarietà e farla diventare permanente – La solidarietà rimane una pietra angolare del nostro progetto europeo, scrivono i due ministri. «I cittadini si aspettano che i benefici e gli oneri di adesione all’Ue siano equamente ripartiti tra gli Stati membri». Ancora: «Una situazione in cui l’onere della migrazione è distribuito in modo non uniforme da un numero limitato degli stati membri è insostenibile. Come primo passo, il sistema di Dublino deve essere migliorato per affrontare circostanze eccezionali con meccanismi di quote vincolanti e permanenti. «Se necessario la Germania e la Francia sono pronte a proseguire su questa materia con un gruppo di partner affini».

ECONOMIA

Spazio ovviamente anche alle questioni economiche, per le quali si suggerisce il metodo della convergenza. Per superare la crisi, la zona euro deve avviare «una rinnovata fase di convergenza economica». La Francia e la Germania «si caricheranno della responsabilità di organizzare un processo di convergenza della governance economica e politica che bilanci obblighi e solidarietà. I paesi in surplus e in deficit  dovranno agire insieme, perché un allineamento unilaterale è politicamente irrealizzabile».

Un’innovazione anche per superare la confusione istituzionale che talvolta si riscontra nell’azione dell’Europa , con la proposta di nominare un presidente dell’Eurozona. Posto che il club dell’euro è sempre più un dominio di decisioni condivise «i cittadini si aspettano giustamente di riprendere il controllo attraverso le istituzioni sovranazionali». Per questo, a stretto giro, «un presidente a tempo pieno dell’Eurogruppo dovrebbe essere responsabile di una sottocommissione della zona euro nel Parlamento europeo». A lungo termine, invece, «l’Eurogruppo e il suo presidente dovrebbero essere responsabili di un organo parlamentare composto da membri del Parlamento europeo, con la partecipazione di membri dei parlamenti nazionali. Questa camera deve avere piena autorità su tutte le questioni riguardanti la sorveglianza fiscale e macroeconomica».

A tal fine i due ministri suggeriscono di «sviluppare il meccanismo europeo di stabilità (Mes) in un vero e proprio Fondo monetario europeo». Allo stesso modo «una capacità fiscale – una caratteristica comune di qualsiasi unione monetaria di successo in tutto il mondo – rimane una chiave di volta manca nell’architettura dell’Eurozona». Nel lungo periodo «dovrebbe fornire la stabilizzazione macroeconomica a livello di zona euro». Considerando che «tale funzionalità dovrebbe essere costruita nel tempo e in linea con i progressi sul processo decisionale comune per quanto riguarda la politica economica e fiscale», essa «dovrebbe iniziare entro il 2018 al più tardi per sostenere investimenti negli Stati membri più gravemente colpiti dalla crisi».

Dunque attraverso contatti e decisioni bilaterali si è ricostituito così l’asse Parigi – Berlino, che a lungo ha dominato la politica Ue e che adesso pretende, con proposte concrete e non con discorsi fumosi, di governare anche il cambiamento che necessariamente ci sarà per l’Europa a 27. L’Italia, nonostante le altisonanti dichiarazioni del nostro premier, sembra esclusa e dovrà limitarsi a collaborare all’esecuzione e al perfezionamento di un piano predisposto da altri Paesi. Un bel successo, non c’è che dire.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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