Attendono risposte dal Governo

Corpo Forestale dello Stato: 2.000 a Montecitorio contro l’accorpamento con i carabinieri

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

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forestale

ROMA – Oggi 2.000 persone in piazza Montecitorio hanno gridato al Parlamento e al Governo di fermarsi, di non destrutturare l”apparato della sicurezza sopprimendo il Corpo forestale dello Stato che è l”avamposto più importante nella lotta alle ecomafie e ai reati ambientali. Lo afferma Marco Moroni, segretario generale del Sapaf, oggi in piazza a Montecitorio. Ho visto oggi in piazza tanti forestali, poliziotti, penitenziari, vigili del fuoco – dice Moroni – ma anche militari arrivati a titolo personale, sindacati di polizia, il Cocer Gdf, associazioni ambientaliste e vari parlamentari che ringrazio, semplici cittadini, gente venuta da ogni parte d”Italia che ha fatto sacrifici non indifferenti per essere presente a Roma. I professionisti della sicurezza chiedono al governo di poter, davvero, essere messi nelle condizioni migliori per offrire sicurezza ai cittadini italiani. La nostra proposta – prosegue il sindacalista – è semplice e accettabile per il Governo: fermiamo tutto e sediamoci attorno ad un tavolo, rinviamo il decreto di accorpamento e militarizzazione di 6 mesi e proviamo tutti insieme a fare una buona riforma. Noi al presidente del Consiglio e al ministro Madia abbiamo fatto arrivare un messaggio chiaro e soprattutto la volontà di collaborare. Ci aspettiamo una risposta franca e concreta. In caso contrario, si sappia, la nostra mobilitazione non potrà che continuare e ci stiamo infatti già preparando per settembre.

POLITICI – Stefano Fassina, di Sinistra italiana, appoggia la lotta e dichiara: Il Corpo Forestale dello Stato non va militarizzato. È una scelta sbagliata. Si indebolisce la tutela dell”ambiente e dei beni comuni e si penalizzano i lavoratori e le lavoratrici di grande professionalità. È gravissima la militarizzazione, per decreto, di personale civile. Va sospesa la procedura di approvazione del decreto legislativo al fine di trovare una soluzione utile. Il governo ascolti il Parlamento e ascolti i lavoratori e le lavoratrici che anche oggi sono tornati in piazza Montecitorio. Analoga posizione è stata espressa anche dal Movimento 5 stelle.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (1)

  • diego

    |

    Mi rendo conto che assumere decisioni sia difficile, soprattutto quando queste impattano su un ambito tanto delicato ed importante quale è quello della sicurezza del nostro amato Paese. Tuttavia è prerogativa della politica assumerle, è suo dovere morale intraprendere ogni cammino volto al rafforzamento democratico delle libere Istituzioni. Esimio Presidente Renzi, Lei ha il timone del nostro Paese tra le sue mani, a Lei condurlo in porti sicuri, a Lei vederlo naufragare in grigie tempeste. Ogni buon pater familias si propone il fine di risparmiare, razionalizzando. Rendendo cioè più razionali le scelte soprattutto con riferimento ai costi-benefici. Il nostro paese ha bisogno di questo. Non significa tuttavia razionalizzare “militarizzare” un Corpo ad ordinamento civile, nessuno lo vuole né i cittadini né gli stessi Forestali. Forse lo vuole l’Arma in un’ottica di comprensibile espansione numerica e di prestigio, non valutando tuttavia l’obiettivo primario che è il bene del Paese. Arroccarsi privilegi e funzioni fa bene al Comandante ma non fa bene ai cittadini, che giornalmente si confronteranno con “militari” condannati tali ope legis dall’oggi al domani. No, Caro Presidente, questo non fa bene al nostro Paese che Lei ha l’onore e l’onere di governare. Essere militare comporta una compressione dei diritti ed una dilatazione dei doveri ma soprattutto ha come naturale conseguenza l’assoggettamento al superiore gerarchico. Provi a leggere il recente codice deontologico della Guardia di Finanza e capirà quanto sia anacronistico nel 2016 essere militari… Il militare non ha diritti se non quelli che gli vengono concessi. Alla base della militarità vi è la concessione da parte del superiore gerarchico lungo una catena di comando che riconduce al comandante generale un potere immenso, oltre quanto sia possibile immaginare. Ogni superiore valuta l’inferiore attraverso le note caratteristiche attraverso le quali avvengono le promozioni, i trasferimenti e che in tal guisa condizionano la vita personale, professionale, lavorativa e familiare di ciascun militare. Non vi è in tale processo alcuna forma di democrazia, vi è solo ubbidienza ed in caso di disubbidienza punizione. Non vi è dialogo, non vi è confronto che non sia voluto e concesso dal superiore gerarchico. In spregio alle libertà sancite dalla nostra costituzione, il militare non ha diritti se non quelli che siano ritenuti concedibili. Eppure al militare è richiesto tanto, finanche il sacrificio della vita. In caso di violazioni anche delle più banali norme relative alla sicurezza in una caserma, il militare altro non può fare che informare il proprio superiore gerarchico che decide se e quando sentire il richiedente. La catena di comando è ferrea e ferreamente osservata. Tutto si consuma e celebra al suo interno. La democrazia in tale processo non è contemplata. I rappresentanti dei militari sono dei militari anch’essi. Non aggiungo altro per non offendere la sua intelligenza. Se vuole dei soldatini schiacciati dall’azione di comando della gerarchia militare proceda, anzi non pensi nememno a smilitarizzare la Guardia di Finanza. Proceda pure, ma pensi a quante verità vengono sepolte lungo il susseguirsi della catena di comando; pensi a quale imbarbarimento morale ed umano possa portare tale impossibilità di esprimersi come uomo in quanto rilegato in una divisa con le stellette, che significano “obbedienza”. Che tristezza, Signor Presidente del Consiglio, tutto questo. I militari sono un fiume silenzioso che scorre lungo le più svariate arterie del nostro Paese, un fiume inaridito dall’autoreferenzialità e dall’incondizionata obbedienza agli ordini. Non esistono “se” e “ma” ma solo “COMANDI SIGNOR SI”. Auspico un cambiamento di rotta che veda il nostro Paese intraprendere direzioni di democrazia delle forze dell’ordine, di tutte le forze dell’ordine, Carabinieri compresi. Non si lasci ingannare dalle belle parole dei generali ma pensi a quanti suicidi caratterizzano il comparto sicurezza con particolare riferimento a lle forze ad ordinamento militare… Faccia una chiacchiera informale con Carabinieri e Finanzieri… si renderà conto che la realtà è ben diversa da quella ufficialmente rappresentata. Aiuti i militari a servire il nostro Paese da cittadini tra i cittadini. Il resto solo una tragica farsa….

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