Si delineano gli schieramenti contrari alla riforma

Referendum istituzionale: le opposizioni si organizzano per il no. Contro il pericolo di una deriva autoritaria

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Comincia ad organizzarsi anche la politica per promuovere il no al referendum istituzionale e mandare a casa Renzi. Nasce il Coordinamento dei parlamentari del centrodestra per il No al referendum sulle riforme costituzionali. E’ questo l’esito della riunione che si è svolta a Palazzo Madama. Il Coordinamento si affiancherà dunque ai Comitati per il No che già esistono. «L’obiettivo è quello di avviare una azione politico-parlamentare, oltre ad una azione in sinergia con la campagna nel Paese, di contrarietà a questa riforma che non è utile ai cittadini e crea solo ulteriori problemi – ha esordito la capogruppo dei senatori Cor, Cinzia Bonfrisco – ci prefiggiamo di riunire la storica presenza del centrodestra in Parlamento per ridare voce ai tanti cittadini che non si sentono più rappresentati da questa riforma». Obiettivo? Contrastare il rischio del pensiero unico. Oppure, detta in termini più spicci, addirittura di una deriva autoritaria

COORDINAMENTO – «Aiuteremo a comprendere e convinceremo i cittadini che votando No al referendum sulle riforme, si manderanno a casa il signor Renzi, la signora Boschi e tutti quanti s’indignano del fatto che c’è chi si oppone alle riforme» ha aggiunto Gian Marco Centinaio della Lega Nord. Il Coordinamento, che si raccorderà con un’analoga iniziativa dei colleghi della Camera, è guidato da Cinzia Bonfrisco (Cor), Paolo Romani (Fi), Roberto Calderoli (Lega NOrd), Mario Mauro (PpI), Gaetano Quagliariello (Idea-Gal), Laura Bignami (Misto). Paolo Romani, capogruppo di Fi al Senato afferma: “Non c”è nessuna volontà di trattare o barattare. Noi votiamo no perchè c”è una valutazione negativa sulle riforme aggravata con il combinato disposto dell”Italicum”.

POTERE ASSOLUTO – In effetti le opposizioni, ma anche i cittadini, si stanno accorgendo che tutte le nomine e le riforme varate e approvate dal rottamatore sono finalizzate a consegnare a lui e ai suoi fedeli un potere quasi assoluto, col dominio di Governo, Camera, Senato, organi costituzionali e enti pubblici e privati d’interesse politico ed economico. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la recente sentenza della Consulta che, nella composizione variata ad hoc con le ultime nomine parlamentari, modificando le precedenti decisioni, univoche, ha dichiarato la conformità alla Costituzione dei contributi sulle pensioni più alte, giustificandole con motivazioni sociologiche e non sulla base dei principi di diritto, come era sempre avvenuto in passato. Questo ci fa sospettare che anche gli organi di garanzia si stiano allineando alla volontà del sovrano e che l’Italia sia destinata a non essere più la patria del diritto, ma una specie di repubblica sudamericana in cui il potente di turno dispone quello che vuole, senza opposizioni democratiche e istituzionali.

PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA – Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ora si dimostra acquiescente, mentre quello emerito (Re Giorgio Napolitano) si è messo al completo servizio della sua parte politica, come si evince chiaramente dalle posizioni assunte in merito al referendum istituzionale. Un referendum che è stato caricato di significati proprio da Renzi, che finora, sbagliando, ha personalizzato la questione: non è più una scelta sulle riforme, ma una scelta pro o contro il rottamatore, che si è accorto, troppo tardi, di rischiare di fare la fine di Cameron e la Brexit. Tanto che sta cercando di riguadagnare il tempo perduto e di spostare in avanti la consultazione per aver modo di riequilibrare gli obiettivi e la propaganda, sport in cui eccelle.

POTERI PREMIER – Quanto alle riforme riteniamo anche noi che sia opportuno rafforzare i poteri del capo del governo, ma nel quadro di un complesso di poteri equilibrati fra loro. Scegliendo cioè una delle due esperienze più consolidate nelle democrazie occidentali – il cancellierato alla tedesca o il presidenzialismo francese – non affidandosi ad un sistema privo di contrappesi, specie se abbinato ad una modalità di voto che assegna un abnorme premio di seggi a chi è minoranza nel paese.

DERIVA AUTORITARIA – Se questa riforma fosse approvata, quella che per ora viene definita arroganza renziana potrebbe tramutarsi in una deriva autoritaria, un potere definitivamente intoccabile. Molti affermano che, comunque, a Renzi non ci sono alternative e quindi occorre andare avanti con lui. Dissento: è vero che il livello della politica, ma non solo in Italia, è ai livelli più bassi, quasi come le azioni di una gloriosa banca, ma qualcuno talvolta ricorda che anche di Mussolini, all’inizio, dicevano così. Sono discorsi molto pericolosi in democrazia.

PENSIERO UNICO – Renzi dimostra sempre più spesso di voler eliminare dalla sua strada chi la pensa in modo diverso. Significativa la frase rivolta alla minoranza dem nell’ultima direzione del partito. A chi gli chiedeva un passo indietro come segretario il boy scout di Rignano ha risposto: se volete farmi fuori convocate un Congresso e vincetelo. Ma per il momento è lui che progressivamente sta facendo fuori tutti gli altri o acquisisce (vedi Ala di Verdini) gruppi di parlamentari che i cittadini avevano mandato a Roma con tutt’altro mandato.

POPOLO SOVRANO – Così si mistifica la volontà del popolo, che secondo la Costituzione dovrebbe essere sovrano. Tanto più che, ricordiamolo, Renzi non ha mai ricevuto il mandato con libere elezioni, sempre evitate da Napolitano, ma è stato investito del potere per l’autonoma e assoluta volontà di Re Giorgio. E non si può certo dire che alle ultime consultazioni si sia ripetuto il plebiscito raccolto alle europee in virtù degli 80 euro, anzi per il Pd e per Renzi è stata una disfatta. Ma nonostante ciò il “pensiero unico” portato avanti da Renzi sta diventando sempre più invadente e pericoloso sia per la vita politica sia, purtroppo, per chi ha veramente a cuore le istituzioni democratiche. L’ultima trincea sarà proprio la battaglia per il referendum istituzionale e sarà opportuno che le opposizioni, almeno quello che ne è rimasto, combattano unite contro il dominio e la fame di potere renziana. Hanno dimostrato ai ballottaggi delle recenti elezioni amministrative che coalizzandosi possono farcela. Reagiscano prima che sia troppo tardi.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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