Possibile intervento di Atlante

Monte Paschi: depurato delle sofferenze tornerebbe appetibile. Ipotesi fusione con Ubi banca

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Top News

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Monte dei Paschi di Siena, la sede alla Rocca Salimbeni

Monte dei Paschi di Siena, la sede alla Rocca Salimbeni

SIENA – L’aumento di capitale certo ma ancor di più la cessione delle sofferenze a monte al fondo Atlante (o Atlante2), che tornerebbe a rendere Mps appetibile e in grado di aggregarsi seppure da condizioni non di perfetta parità ma almeno non a saldo. Con queste prospettive le quotazioni della banca senese, quasi annientate in Borsa in questi giorni, sono ripartite con un rialzo del 4,6%. Come ha sintetizzato il governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, seppure non nominandola esplicitamente, servono ora interventi decisi e possibili misure di sostegno.

Il sostegno sarebbe duplice appunto: un fondo Atlante che rilevi una buona dose degli Npl della banca a valori non di saldo (per intenderci quelli attribuiti alle 4 banche) evitando così un aumento di capitale ‘monstre a valle che, seppure ridimensionato, comunque potrebbe avere una garanzia pubblica. Per il governatore Visco il valore delle sofferenze attribuito dal mercato parte dal presupposto errato che vadano “cedute immediatamente” e che si recupera poco e in molti anni. Ma ora la Bce ha riconosciuto che il problema richiede tempo e le misure del governo permettono tempi rapidi. Per questo Atlante può accontentarsi di un rendimento del 6% a fronte dei fondi private non europei che hanno fatto i prezzi perseguendo un rendimento del 10-20% e abbattendo il valore dei crediti.

Insomma il problema è grave ma non ”emergenza” e circoscritto.

Mps assieme a Carige e le due venete ha 15miliardi di sofferenze nette. Una soluzione quindi è alla portata. A quel punto, si ragiona, una banca senese ‘netta potrebbe aggregarsi. Il candidato è e resta quella Ubi Banca che, orfana della fusione con Bpm, è una delle poche, forse l’unica, ad avere le spalle larghe in termini di capitale. L’ad Victor Massiah ha smentito nettamente di avere delineato all”assemblea Abi ipotesi concrete al riguardo ma lo scenario da molti è ritenuto credibile.

Il piano però ha molte incognite e ostacoli sul suo cammino. Innanzitutto le risorse di Atlante o Atlante2. Seppure Jp Morgan calcola che con una buona dose di leva e 5 miliardi di risorse Atlante possa rilevare fra i 20 e i 50 miliardi di Npl e risolvere il problema del Monte, mancano all’appello oltre 3 miliardi perché Atlante ha solo in cassa 1,75 residui e gli istituti di credito già salassati per la risoluzione delle 4 banche e per altri oneri non vogliono mettere la differenza. Per il consigliere delegato di IntesaSanpaolo Carlo Messina, Atlante è la soluzione anche per Mps ma il suo istituto ha già dato. Sulla stessa linea sembrerebbe anche Unicredit e così molti altri istituti medi e piccoli, come confermano molti banchieri presenti all’assemblea. Le risorse vanno quindi cercate altrove e i riflettori vanno alla Cdp che in Atlante 1 era in posizione subalterna mentre qui potrebbe giocare un ruolo maggiore anche perché il fondo2 non rileverebbe capitale ma strumenti finanziari.

Qui, come nell’eventuale sostegno all’aumento di capitale, entra in gioco la trattativa con Bruxelles. La Cassa resta pur sempre controllata dal Tesoro e garantire l’inoptato del Monte porterebbe lo Stato a essere azionista di maggioranza, seppure pro tempore, in caso l’aumento fosse snobbato dagli investitori. Certo senza Npl il Monte sarebbe facilitato nel chiedere denaro al mercato e poi anche nel caso peggiore con una fusione con Ubi la quota del Tesoro potrebbe essere più facilmente ceduta e ”monetizzata” ma l’ipotesi ad oggi resta solo tale.

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Camillo Cipriani

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