L'analisi della Cgia di Mestre

Banche: i derivati in Italia presenti solo per il 5%, mentre in Germania si sale al 20%

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Banche derivati

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MESTRE – Gap al contrario per la Cgia di Mestre tra Germania e Italia per quel che riguarda la presenza dei derivati in capo alle banche dei rispettivi Paesi: il 20% del totale attivo, circa 813 miliardi per gli istituti tedeschi contro il 5% di quanto denunciato da quella italiane, 123 mld, meno della metà rispetto alla media dell’Unione Europea (12,9%).

La fotografia scattata dagli artigiani di Mestre si basa sugli ultimi dato forniti dall’Autorità Bancaria Euroepa relativi al marzo 2016 e riguardano un campione di istituti di credito: più di 150 banche europee, almeno 3 per ogni paese, con un numero crescente a seconda della dimensione degli stati (ad esempio per l’Italia e per la Germania i dati fanno riferimento rispettivamente ai 15 e ai 21 principali istituti bancari che rappresentano una larga fetta dei rispettivi sistemi creditizi). Sulla base del totale attivo delle banche italiane (pari a 2.323 miliardi di euro) e di quelle tedesche (4.060 miliardi di euro) investigate dall’EBA, dunque, la Cgia ha stimato come l’ammontare dei derivati in capo alle banche italiane sia di almeno 123 miliardi di euro mentre per quelle tedesche di almeno 813 miliardi di euro.

“Questa volta le cattive notizie arrivino dai grandi istituti del Nord Europa”, annota ancora la Cgia; non solo Germania, infatti, ma anche le banche finlandesi e del Regno Unito seguono lo stesso trend derivati.

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Camillo Cipriani

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