Un ecreto da 400 milioni

Economia: il Governo salva l’Ilva di Taranto. Attraverso l’aumento delle bollette di tutti i cittadini. La denuncia dell’autorità per l’energia

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Lo stabilimento Ilva a Taranto

Lo stabilimento Ilva a Taranto

ROMA – «Il decreto che prevede un prelievo di 400 milioni di euro a favore dell’Ilva da rimborsare nel 2018, potrebbe determinare un aumento delle bollette energetiche delle famiglie e delle imprese». L’allarme viene dall’Autorità per l’Energia (Aeegsi) tramite una segnalazione dello scorso 7 luglio al Governo e al Parlamento relativamente al prelievo dalle somme gestite dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali. Misura introdotta dal Dl recante «Disposizioni urgenti per il completamento della procedura di cessione dei complessi aziendali del gruppo Ilva». I guasti di imprenditori e  commissari succedutisi nel tempo non li pagano gli interessati ma, come sempre succede, i contribuenti. Anche questo Governo, ma non c’era da dubitarne visto il suo atteggiamento nei confronti della grande industria, segue la linea abituale. Pagano i soliti, che sono i più esposti (come i pensionati vittime dell’ultima sentenza della Corte Costituzionale…).

L’Autorità, si legge nella segnalazione, «ritiene opportuno evidenziare le criticità derivanti dall’applicazione dell’articolo 2, comma 2, del decreto legge 98/16 che stabilendo un prelievo quantificato in 400 milioni di euro dalle somme gestite presso il sistema bancario dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea), per le finalità stabilite dal prima comma del medesimo articolo, determina una significativa riduzione dei margini di flessibilità di manovra da parte di Csea per le attività di competenza nei settori energia e ambiente». Tale minore flessibilità, rileva l’Aeegsi, «potrebbe, peraltro, determinare la necessità di acquisire ulteriore gettito derivante dal prelievo tariffario a gravare sulle bollette energetiche dei clienti/utenti italiani (famiglie e imprese) anche se destinate a differenti finalità, non riconducibili al settore energetico e/o idrico».

L’Autorità ha poi precisato che «i rischi di aumenti tariffari si manifesterebbero solo se il rimborso dell’importo non sarà effettuato nel termine previsto dalla norma, cioè nel 2018». Una posizione contastata, ovviamente, dal ministero dello Sviluppo Economico che in una nota ha spiegato che «il decreto Ilva, attualmente in fase di conversione, non impatterà sui prezzi delle bollette elettriche». Il ministero guidato da Carlo Calenda ha chiarito che «la norma in discussione prevede infatti un prelievo temporaneo di 400 milioni di euro sui fondi gestiti dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea) per rafforzare il sostegno statale al Piano di tutela ambientale e sanitaria dell’Ilva. La stessa norma prevede che questo prestito sarà regolarmente rimborsato, in un termine posticipato al 2018, ovvero successivamente, per tener conto dei tempi della procedura». «L’effetto che si può imputare a questo prelievo temporaneo è una altrettanto temporanea riduzione delle giacenze di cassa disponibili, come dichiarato anche dalla stessa Cassa nell’audizione parlamentare del 23 giugno e confermato dalla segnalazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas del 7 luglio. Non sono stati evidenziati altri effetti né alcun automatismo sulle bollette, la cui dinamica è frutto peraltro non di una singola voce ma di più voci che vengono aggiornate periodicamente dall’Autorità per l’energia» ha proseguito. «A questo proposito, si ricorda il grave recente fenomeno di aumento anomalo degli oneri di dispacciamento, su cui anche il Governo ha chiesto all’Autorità di fare completa chiarezza al più presto».

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Camillo Cipriani

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