Il progetto, limitato, del ministro Padoan

Fisco: il Governo pensa di ridurre di un punto (al 22%) l’aliquota adesso al 23%. L’annuncio poco prima del referendum

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Renzi e Padoan

Renzi, Padoan e il taglio delle tasse

Dopo tutti gli annunci di Renzi e le frenate di Padoan, preoccupato dei riflessi del taglio delle tasse sui conti pubblici, sembra che il Governo abbia progettato di varare  una sforbiciata prudente, che possa rispondere positivamente agli annunci del rottamatore senza devastare i conti pubblici, come avvenuto per gli 80 euro. Si pensa dunque al taglio di un punto solo dell’aliquota più bassa dell’Irpef (che scenderebbe da 23 al 22%) per aumentare i redditi di questi i contribuenti di 150 euro annui favorendo le classi sociali medio-basse. Renzi immaginava una riforma fiscale molto più ambiziosa ma questo può passare il Convento: le condizioni macro-economiche, anche alla luce della Brexit, restano complicate.

IL SEGNALE- Il rottamatore vuole dare a tutti i costi un segnale importante, visto che in fondo le varie misure messe in campo finora (gli 80 euro, il taglio dell’Irap, la cancellazione della Tasi sulle prime case e la decontribuzione sui neo-assunti) non hanno sfondato come lui sperava nell’opinione pubblica. Gli esperti calcolano che per l’ulteriore misero taglio pensato dal Governo servono almeno 2,1 miliardi di euro che potrebbero saltar fuori da nuovi tagli di spesa da realizzare il prossimo anno.

Di questa riduzione dell’ultimo scaglione (sotto i 15 mila euro di reddito) beneficerebbero indistintamente tutti i 41 milioni di contribuenti sottoposti a imposizione diretta ma, per effetto della progressività che caratterizza il sistema fiscale italiano, l’impatto più concreto e visibile riguarderebbe i portafogli dei contribuenti posizionati sulla curva più bassa dell’Irpef. Probabilmente Renzi annuncerà la misura poco prima del referendum costituzionale, sperando in un nuovo “effetto 80 euro”.

Il Governo ha in mente poi di procedere, quando possibile, alla riduzione di un punto delle due aliquote Irpef del 27 e del 38% che colpiscono i redditi da 15 a 55 mila euro lordi e interessano 11 milioni di contribuenti. La strategia che si intende perseguire è ridurre il carico fiscale sul ceto medio che si posiziona nelle fasce di reddito tra 30 e 55mila euro, quelli maggiormente colpiti dall’aumento del prelievo sulle rendite finanziarie deciso dal governo poco più di un anno fa.

LE COPERTURE – Per il momento, insomma, si punta a ridurre di un punto l’aliquota del 23%, poi si vedrà. Nella legge di Stabilità si dovranno reperire 16 miliardi di euro (copribili solo in parte facendo ricorso alla maggiore flessibilità concessa di Bruxelles) per sterilizzare gli aumenti Iva delle clausole di salvaguardia già previste, una misura che dovrà essere obbligatoriamente adottata. Così come il taglio dell’Ires, già inserito e coperto nella scorsa legge di Stabilità. Si devono poi trovare risorse per finanziare l’aumento del bonus per i neonati e per i diciottenni, l’aumento delle pensioni minime e il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici in attesa dal 2009.

RISORSE – Resta sempre il problema di dove trovare le risorse necessarie, specie se il Pil dovesse fermarsi quest’anno all’1%, e non salire neppure nel 2017 (come previsto dall’Fmi). Le stime del governo sono infatti ferme a quanto previsto nel Def di aprile e non saranno modificate prima di settembre, quando sarà pubblicata l’apposita Nota di aggiornamento. Ma niente paura, Renzi, Padoan e Boeri hanno sempre l’asso nella manica, buono per tutte le stagioni. Tartassare i pensionati, specie quelli con redditi presunti alti, anche se la Corte Costituzionale, con l’ultima scellerata sentenza, ha comunque sancito che il prelievo finora applicato doveva essere una tantum. Per il Governo le sentenze della Corte sgradite possono non essere eseguite. Ne abbiamo già una raffica di esempi edificanti.

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Camillo Cipriani

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