Cessione di crediti deteriorati per 10 miliardi

Monte Paschi: il cda rimanda la palla alla Bce. Che dovrà dare istruzioni sulle sofferenze, prima degli stress test del 29 luglio

di Redazione - - Cronaca, Economia, Top News

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La sede del Monte dei Paschi in piazza Salimbeni a Siena

La sede del Monte dei Paschi

MILANO – Mps fa il punto in cda sulla situazione ma il ”pallino” è nelle mani della vigilanza Bce che dovrà dare all”istituto senese le istruzioni per sciogliere il nodo delle sofferenze. A Palazzo Salimbeni aspettano la lettera finale, con i ”numeri”, che però non dovrebbe arrivare prima di settimana prossima. L’unica indicazione certa, data dalla stessa Bce, è che la risposta arriverà prima degli stress test del 29 luglio.

Il piano per portare in sicurezza Mps prevederà strumenti di mercato e la garanzia dello Stato solo come potenziale e in ultima istanza, salvaguardando i risparmiatori con il riacquisto dei loro bond ma applicando ugualmente la burden sharing (cioè il principio della condivisione delle perdite).

L’a.d Fabrizio Viola ha aggiornato i consiglieri sullo stato dell’arte. Il cuore dell’operazione sarà la cessione dei crediti deteriorati, una maxi operazione di cartolarizzazione da 10 miliardi, a un veicolo esterno costituito con l’ausilio di banche d”affari. In cabina di regia dovrebbero esserci Mediobanca e JpMorgan. Ad Atlante, secondo indiscrezioni di stampa, dovrebbe andare la tranche equity/mezzanina da 1,7 miliardi di euro (tanto quanto resta in portafoglio al fondo dopo il salvataggio di Veneto Banca e Popolare Vicenza). Altri 6 miliardi di euro di crediti dovrebbero essere acquistati dal veicolo con un finanziamento ponte di JpMorgan. Resterebbero due miliardi di euro che Mps dovrebbe scrivere a bilancio come perdita. La cessione degli Npl avverrebbe così a prezzi superiori a quelli visti con le quattro banche in risoluzione (l’Ft scrive al 34% del valore nominale), ma comunque inferiori a quelli dei valori in bilancio a Mps. La ”pulizia” potrebbe però essere più profonda, portando a 4 miliardi il necessario aumento di capitale. Lo Stato farebbe il garante di ultima istanza potenziale nel caso nessuno sottoscriva l’aumento di capitale ma c’è fiducia che senza il fardello degli Npl Siena possa essere più appetibile sul mercato.

“È una banca che è stata risanata nella gestione. È importante che vengano risolti i problemi di credito deteriorato. L’intervento pubblico è l’ultima ratio, se necessario può essere fatto ma nel rispetto delle regole” ha commentato il presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro. Ma è stato lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi oggi a precisare che un intervento pubblico “è una misura molto utile” anche se “deve essere presa d’accordo con la Ue” e “in casi eccezionali”.

In Borsa giornata di compere per  le azioni Mps, che hanno terminato a 0,322 euro.

 

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