In vista della legge di stabilità

Pensioni: governo-sindacati, vertice il 29 luglio. Da Ape a proroga Cig. Servono 2 miliardi e mezzo (che Renzi non ha)

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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Il ministro Giuliano Poletti

Il ministro Giuliano Poletti con i sindacati

ROMA – Vertice delicatissimo, vista la situazione economica del Paese.  Si parlerà di pensioni ma anche di  occupazione e mercato del lavoro al tavolo di confronto con Cgil, Cisl
e Uil convocato dal governo per venerdì prossimo, 29 luglio, per fare  il punto sullo stato della trattativa in vista della messa a punto  della legge di stabilità. Un ‘vertice’ politico prima della pausa
estiva, sollecitato ed ottenuto dai sindacati, per cominciare a misurare non solo la distanza sulle soluzioni messe a fuoco nei round  tecnici di questi mesi ma anche, è quanto sperano i sindacati, per
fare il punto sulle risorse economiche che il governo sarà in grado di mettere in campo da qui a ottobre e che fino ad oggi ha tenuto coperte. Sarà proprio questo il ‘nodo’ maggiore del tavolo a cui siederanno il  ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il sottosegretario alla Presidenza, Tommaso Nannicini e i leader sindacali, Susanna Camusso,  Annamaria Forlan e Carmelo Barbagallo. Né i sindacati appaiono disposti a soprassedere sulla questione.

Almeno non la Uil che si appresta a presentare il conto: “Complessivamente, su pensioni e mercato del lavoro, servono non meno di 2,5 miliardi di euro. Stiamo facendo i conti ma sull’Ape, per
esempio, i 600-700 mln di cui parla il governo ci sembrano pochi”, dice il leader Barbagallo. Anche la Cgil vigilerà sulle risorse: ” Le poche aperture che abbiamo visto devono trovare soluzioni effettive”,
dice Camusso che però non fornisce cifre sottolineando come “la questione vada comunque inquadrata anche in termini di quali scelte si fanno e che orientamenti si adottano”.

Al centro della discussione e della valutazione tutta la serie di interventi disegnati in questi mesi sui due fronti , pensioni e lavoro. L’elenco dei capitoli legati alla riforma Fornero è vario ma
l’obiettivo resta unico: inserire una certa flessibilità nei requisiti per il pensionamento dei lavoratori senza intaccare la legge del 2011. Si va dall’Ape, il prestito pensionistico, al bonus’ contributivo per
i lavoratori precoci, dal ‘rallentamento’ dell’adeguamento automatico  all’aumento dell’aspettativa di vita alle ricongiunzioni gratuite fino all’equiparazione della no tax area di tutti i pensionati a
prescindere dall’età e all’ottava salvaguardia per gli esodati. Sul piatto anche l’eventuale ampliamento della platea dei pensionati che potranno beneficiare della quattordicesima mensilità.

Sul fronte del mercato del lavoro, invece, il menù si concentra sulle  aree di crisi complessa, da Taranto a Piombino, da Livorno a Termini Imerese passando per Gela, e sugli ammortizzatori sociali che la
recente riforma ha reso inadeguati a fronteggiare un’emergenza sociale così pesante; al centro infatti alcune ipotesi di intervento con cui dare una prospettiva non solo a quei lavoratori in Cig ma soprattutto a chi è in mobilità o in Naspi e a quanti hanno già esaurito ogni forma  di sostegno al reddito.

Per questi lavoratori dunque, il disegno sul tavolo è  quella di un’eventuale proroga della cassa integrazione oltre i limiti previsti dal Jobs act e un mix di politiche attive e di sostegno al
reddito unitamente ad un utilizzo dei lavori di pubblica utilità per chi invece è in mobilità , in Naspi o ha perso qualsiasi paracadute sociale. Allo studio, e sempre per la stessa platea, anche una sperimentazione per l’assegno di ricollocazione da applicarsi eventualmente anche in situazioni di crisi di singole aziende. L’ipotesi prevederebbe una deroga al limite dei 4 mesi fissati dalla legge prima di accedere all’assegno di ricollocazione, anticipandolo fin dal primo mese di Naspi, così da fornire un intervento anti crisi immediato.

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