Ignorati temi cari ai politici come legge elettorale o referendum

Sicurezza: al primo posto fra le richieste degli italiani. Si teme l’esplosione del terrorismo islamico

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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ROMA – Interessante analisi del sondaggista Renato Mannheimer sullo stato d’animo degli italiani in merito ai principali problemi del momento, quelli veri e quelli inventati dal governo per uso e consumo politico. Tra temi come referendum, Italicum, lavoro, pensioni, tasse gli italiani, ora come ora, mettono al primo posto la sicurezza. Un risultato che evidentemente risente degli ultimi attentati di matrice islamica, che hanno colpito Francia e Germania. Nonostante le assicurazioni del ministro Alfano, le difese a spada tratta dei profughi continuamente proclamate dalla Presidente Boldrini, le affermazioni tese a minimizzare, fatte dal governo e da Renzi, gli italiani temono che dall’incessante afflusso di profughi e dalla presenza di immigrati sparsi su tutto il territorio nazionale possano derivare episodi di follia e/o di terrorismo come quelli che hanno insanguinato in vari luoghi di Europa strade, piazze, locali pubblici e, da ultimo, anche chiese cattoliche dove sono state compiute stragi efferate.

Il secondo tema che interessa di più agli italiani è l’occupazione, cioè il rischio di perdere il posto di lavoro.

Quanto alle intenzioni di voto, risultano stabili con Pd e M5S al 30%. In generale i principali partiti sono stabili proprio perché la gente pensa ad altro e non si occupa di politica. La fiducia nel premier è in diminuzione, ma in maniera non preoccupante, non ci sono segnali di crisi di governo.

Gli italiani infatti, in questo momento, non pensano alle elezioni o al referendum o alla legge elettorale. Tutti temi che appassionano il mondo politico e sui quali è intervenuto a raffica, a favore del Governo, Re Giorgio Napolitano, sembra particolarmente interessato al tema. In merito al referendum, che adesso sembra in cima alle proccupazioni dell’ex rottamatore (finora ha rottamato poco, ha solo favorito l’ingresso in ogni dove di persone di sua fiducia), c’è molta disinformazione. Metà della popolazione dichiara di non essere informata.  Per la restante metà, la maggior parte dei sondaggi dà una prevalenza dei No pari all’1-2%, mentre un solo sondaggio dà una prevalenza dei Sì sempre dell’1-2%, ma si tratta sempre di differenze sotto il margine statistico di approssimazione. Si parte dunque da una base di parità e fin da adesso è aperta la campagna di partiti e comitati favorevoli al No o al Sì per conquistare l’adesione della metà della popolazione che resta incerta o ignorante del tema. Vedremo chi riuscirà nell’ardua impresa di far volgere a suo favore la tenzone. Renzi, sentendo puzza di bruciato, ha già “cambiato verso” e non afferma più che lascerà in caso di sconfitta, perché in fondo la questione riguarda i temi specifici della riforma costituzionale e non è un referendum pro o contro il governo. Ma così l’aveva presentato fin dall’inizio il premier, e questa volta forse sarà difficile trovare una scappatoia.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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