Le ragioni di chi è favorevole

Riforma costituzionale, basta un Sì: se non sarà approvata non ci sarà vera crescita economica

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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basta un si

FIRENZE – Continuiamo, come promesso, la nostra opera d’informazione sui contenuti della riforma che sarà oggetto del referendum costituzionale in autunno. Questa volta diamo spazio alle ragioni del Sì pubblicando un articolo tratto dal sito del comitato basta un si.

“L’assetto istituzionale di un paese, più che la madre delle riforme, è il suocero: è bene sia autonomo e in buona salute ma è meglio che non sia centrale nella gestione quotidiana della famiglia”. Carlo Stagnaro e Filippo Taddei sottolineano l’esigenza di avere istituzioni funzionanti e leggere (e funzionanti perché leggere) per un paese che voglia ritrovare un percorso robusto di crescita economica.

Per il capo segreteria del ministro dello Sviluppo Economico e il responsabile economico del PD, mentre “alcuni problemi italiani sono dovuti all’effetto della recessione, la più lunga del dopo guerra”, le cause più profonde del malessere italiano “hanno una radice più antica legata al blocco della crescita della produttività”. Problemi radicati che necessitavano e necessitano di risposte efficaci, che solo una “democrazia decidente” può offrire.

“A prima vista – scrivono Stagnaro e Taddei – il nesso tra il ripensamento della nostra architettura costituzionale e la crescita economica è limitato”. Eppure, continuano, “un paese con buone istituzioni cresce di più perché le regole d’ingaggio sono chiare per tutti e il processo politico è in grado di reagire prontamente ai cambiamenti, adeguandole sia ai mutamenti esterni, sia alle esigenze di inclusione e coesione sociale”.

Secondo l’indicatore “Government Effectiveness” della Banca Mondiale, l’Italia ottiene un punteggio pari a 0,38 (su una scala da -2,5 a 2,5), contro una media europea di 1,13: la Francia è a 1,40, la Germania a 1,73 e la Spagna a 1,15.

“Buone istituzioni riducono i costi di transazione e stimolano gli scambi e l’innovazione, consentendo a diverse proposizioni di valore di affacciarsi sul mercato per generare occasioni di miglioramento della vita di tutti”. Non basta essere formalmente una democrazia per godere di buone performance istituzionali, segnalano gli autori: “Non tutti i sistemi democratici sono uguali. Se individui e imprese sono ingabbiati da una burocrazia soffocante; se la responsabilità politica si disperde nel processo; se c’è una disconnessione tra il momento in cui le decisioni politiche maturano e quello in cui diventano efficaci; se non si superano questi limiti, allora le economie declinano e la competizione cede il passo al capitalismo di relazione e alla corruzione”.

Senza dubbio alcuno, l’Italia è una democrazia. Tuttavia, proseguono Taddei e Stagnaro, “nei decenni si è sedimentato un sistema confuso, dove il processo decisionale è lento e incoerente e nel quale gli eccessi della burocrazia in settori cruciali si alimentano della caoticità nella ripartizione delle competenze tra i diversi livelli istituzionali. La produzione normativa disordinata, spesso contraddittoria, che ne conseguiva era solo la conseguenza della aleatorietà delle competenze concorrenti”.

E così, l’aspetto forse decisivo della riforma costituzionale è per gli autori dell’articolo l’eliminazione delle competenze concorrenti tra Stato e regioni. E’ il tema “erroneamente più trascurato nella discussione pubblica”. Con il nuovo Articolo 117 della Costituzione, “saranno chiari gli ambiti di competenza esclusiva statale e quelli di competenza esclusiva regionale. Ogni livello di governo sarà responsabile nel proprio ambito di competenza senza poter incolpare un altro pezzo dell’amministrazione per gli errori, i ritardi o le incongruenze del suo operato”.

Si archivierà così la lunga stagione dei contenziosi e delle incertezze apertasi nel 2001: non sarà più possibile “trattare le scelte sulle grandi infrastrutture energetiche come una questione regionale o illudersi che l’orientamento al lavoro, gli standard di formazione e la sicurezza sul posto di lavoro siano disciplinate al di fuori di una logica unitaria nazionale, come se le competenze professionali o i rischi differissero tra Roma e Milano”.

Dunque, per Stagnaro e Taddei, il miglioramento dei meccanismi istituzionali serve a far tornare la crescita e a far ritrovare all’Italia un ruolo centrale nell’economia mondiale: “abbiamo passato troppo tempo rinunciando al nostro contributo globale ed è stata una perdita per tutti. Nel giorno del referendum si giocherà tanto la più ambiziosa scommessa di innovazione che sia mai stata tentata, quanto l’immagine del nostro Paese come nazione adulta”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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