Dopo 22 mesi di indagini

Papà di Renzi indagato per bancarotta: inchiesta archiviata dalla procura di Genova. E lui: ora guerra a chi mi infangò

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Tiziano Renzi

Tiziano Renzi, babbo del premier Matteo

GENOVA – Ha accolto l’archiviazione come la fine di un incubo. Ma ora annuncia guerra contro chi lo ha infangato. Dopo 22 mesi di attesa si è chiusa con l’archiviazione l’inchiesta della procura di Genova che vedeva indagato Tiziano Renzi, babbo del premier Matteo, per bancarotta fraudolenta per il crac della Chil post, la società di distribuzione e marketing fallita nel 2013, tre anni dopo il passaggio di proprietà da Tiziano Renzi a Antonello Gambelli e Mariano Massone (entrambi a processo per la vicenda).

Per due volte il sostituto procuratore Marco Airoldi, che ha coordinato l”inchiesta della guardia di finanza, aveva chiesto l’archiviazione. La prima volta, però, il gip Roberta Bossi aveva spedito al mittente la richiesta disponendo altre indagini. Il magistrato aveva scavato, approfondito, controllato tutte le carte e si era nuovamente convinto dell’innocenza del padre del premier. E questa volta anche il gip si è convinto: dalle indagini, scrive il giudice nelle 20 pagine di motivazione, non è emersa alcuna responsabilità di Tiziano Renzi nel fallimento della società. Alla prima richiesta di
archiviazione si era opposto il proprietario dei locali affittati a suo tempo alla Chil, che vanta un credito di cinquemila euro.

“Dopo 22 mesi di incubo kafkiano – ha detto Renzi senior – ho finalmente ricevuto l’archiviazione. Sono felice per i miei amici e soprattutto per i miei nipoti, che non hanno mai dubitato del  loro nonno”. E promette battaglia. “Ho sofferto molto in questi due anni. Ma credo talmente tanto nella giustizia che passerò i prossimi anni nelle aule di tribunale per chiedere il risarcimento dei danni per il fango che mi è stato gettato addosso per il cognome che porto”. La Chil post era stata dichiarata fallita il 7 febbraio 2013, tre anni dopo la vendita da parte di Renzi. Il papà del premier, difeso dagli avvocati Luca Mirco e Federico Bagattini, era stato accusato di bancarotta fraudolenta per 1,3 milioni di euro. Il curatore fallimentare aveva ravvisato alcuni passaggi sospetti nella cessione di rami d”azienda ”sani” alla Eventi Sei, società intestata alla moglie di Tiziano Renzi, Laura Bovoli, per poco più di 3000 euro, cifra non ritenuta congrua. Prima della cessione della società, Matteo Renzi, insieme alle sorelle, ne era stato amministratore e dal 1999 al 2004 era stato anche dipendente della Chil. Quando l’attuale capo del governo venne eletto presidente della provincia di Firenze (2004), aveva
avuto il ”distacco” dall”azienda dopo averne ceduto il 40% delle quote e continuò a percepire i contributi lavorativi per nove anni. Poco prima della cessione della Chil post, Tnt, uno dei
principali clienti per Chil post, aveva ridotto la collaborazione con l’azienda di Renzi e successivamente l’aveva implementata con la Eventi Sei. Dalle nuove indagini non è emerso che questo abbia comportato un depauperamento della Chil e così il pm ha chiesto ancora l”archiviazione, questa volta accolta dal giudice.

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