Il 46% dichiara solo il 5,1% di tutta l’Irpef pagando appena 305 euro l’anno

Pensioni e welfare: Renzi non riesce a combattere l’evasione. Pagano solo i soliti. I conti non tornano mai

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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irpefUn lucidissimo articolo pubblicato sul Corriere della Sera, a firma di uno dei maggiori esperti in materia pensionistica, il professor Alberto Brambilla, presidente di Itinerari previdenziali, sottolinea ancora una volta alcune verità sacrosante in merito di tassazione, pensioni e welfare, negate costantemente, col naso da Pinocchio, da Matteo Renzi e Tito Boeri.

Brambilla esamina le dichiarazioni dei redditi 2015 ai fini Irpef degli italiani, traendone foschi presagi per la sostenibilità della spesa pubblica e del nostro welfare. Su 60,79 milioni di abitanti quelli che presentano una dichiarazione dei redditi sono 40,7 milioni, ma solo 30,72 milioni dichiarano almeno un euro di reddito. Il 46% dichiara solo il 5,1% di tutta l’Irpef pagando in media 305 euro l’anno; solo per garantire la sanità a questi 28 milioni di connazionali gli altri cittadini devono sborsare ben 43,3 miliardi. Senza contare la sanità gratuita profusa a piene mani a clandestini, profughi, nomadi, da noi pagata profumatamente.

Solo il 15% dei contribuenti (circa 9 milioni) paga il 9% dell’intero ammontare Irpef, per una imposta media di 1.665 euro l’anno; ma anche per loro serve un’integrazione di altri 1,7 miliardi per la sola sanità. Quindi gran parte di questi 37 milioni di italiani sono a quasi totale carico dell’11,28% dei contribuenti che dichiarano oltre il 52% di tutta l’Irpef.

Ma quali sono queste categorie di contribuenti e quanto sborsano?

1) Lavoratori dipendenti – Su un totale Irpef versata di 167 miliardi i lavoratori dipendenti ne pagano 99 miliardi; il 60%. In termini di redditi troviamo 19mila soggetti con redditi dichiarati oltre i 300 mila euro; pagano una imposta pro capite di 182.650 euro l’anno esattamente come 609 lavoratori con redditi da zero a 15mila euro. Giusto per rendere evidente la situazione i suddetti 19.000, pari allo 0,09% dei contribuenti, pagano più tasse del 36,5% dei contribuenti con redditi fino a 15.000 € (il 5,26% contro il 3,41%). Tra i 20 e i 55 mila euro troviamo il 43,2% dei lavoratori dipendenti che versano il 55% di irpef, per una media tra 3.277 e 7.476 €. I lavoratori con oltre 100 mila euro di reddito sono l’1,17% (circa 240mila) e versano il 17,5% dell’Irpef.

2) Lavoratori autonomi – Tutt’altra musica per i lavoratori autonomi; se ne stimano circa 7,5 milioni ma i dichiaranti sono 5,457 milioni di cui i versanti con redditi positivi solo 2,8 milioni. Il primo gruppo di cittadini autonomi (pari al 77%), dichiara redditi tra 3.500 e 11.000 euro lordi l’anno. Il successivo 15,90% di autonomi con redditi tra i 15 e i 35.000 euro, paga un’Irpef media di circa 1.500 euro, insufficiente per coprire i costi della sola sanità. Solo il 6,45% degli autonomi (351 mila) paga imposte sufficienti mentre il restante 93,55% è a carico di altri lavoratori. Il totale Irpef pagata da questi lavoratori è pari a 9,6 miliardi cioè il 5,7% del totale.

3) Pensionati – I pensionati pagano 58,581 miliardi di Irpef (il 35% del totale Italia); i dichiaranti sono 14,799 milioni. Il 46,1% paga un’Irpef media di circa 350 euro l’anno da imputare non tanto alla pensione quanto ad altre entrate o rendite. Occorre considerare che sulle 3.964.000 prestazioni assistenziali (invalidità, accompagnamento, pensione e assegno sociale e pensioni di guerra) e sulle prestazioni con integrazione al minimo e maggiorazione sociale (altre 4,467 milioni) non si paga l’Irpef salvo che il pensionato possegga altre rendite. Da tener presente che gran parte dei pensionati assistiti non ha pagato i contributi sociali nei 65 anni di vita attiva e neppure l’Irpef; tra questi una buona parte sono ex lavoratori autonomi.

In conclusione emerge chiaramente come la quasi totalità dei lavoratori autonomi, una parte dei lavoratori dipendenti e una buona quota di pensionati (in particolare pensioni sociali) prosperano e vivono (spesso a fatica), alle spalle di una quota ridotta di contribuenti che sborsa e ha sborsato cifre ingenti fra tasse e contributi. Proprio quelli che Renzi e Boeri vorrebbero continuare a colpire tartassando i cosiddetti pensionati d’oro, situati secondo le teorie del bocconiano presidente Inps, oltre il livello dei 3.000 euro mensili lordi.

E Brambilla nota, in conclusione che, se i contributi pensionistici pareggiano le uscite per pensioni, occorre che circa 205 miliardi (112 miliardi per la sanità e 93 miliardi per l’assistenza) siano coperti dall’Irpef e dall’Irap (30,4 miliardi nel 2014) che però assommano a soli 190 miliardi (7 miliardi di Irpef sono stati restituiti come bonus 80 euro). Diversamente, già dai prossimi anni, finanziare il nostro generoso welfare sarà sempre più difficile. E allora cominciamo a far pagare tasse e contributi a chi non li ha mai versati o li ha versati solo in parte e non rivolgiamoci sempre ai soliti noti, che purtroppo però non sono fra le categorie privilegiate da questo governo, sostenitore di industriali e banchieri.

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Camillo Cipriani

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