Il fenomeno è seguito anche dalla Procura nazionale antimafia

Terrorismo: 350 detenuti nelle carceri italiane hanno festeggiato gli attentati dell’Isis. Le rivelazioni del ministro della giustizia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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ROMA – Nelle carceri italiane sono oltre trecento gli estremisti islamici che hanno fatto festa per gli attentati terroristici dell’Isis in Europa. Questa la dichiarazione choc del Ministro della giustizia Andrea Orlando, intervistato dal Corriere della sera.

Proprio nelle carceri, come nei luoghi di culto, avviene il processo di radicalizzazione dei fedeli islamici. Un modo per osservare questo fenomeno e monitorarlo è quello di individuare chi ha festeggiato gli attentati di Parigi o di Nizza, soprattutto se non era stato ancora inserito nella lista dei “radicalizzati” e la misura presa al momento è lo spostamento in altri istituti carcerari per evitare il proselitismo.

Andrea Orlando, ministro della Giustizia, spiega come in tempi di attentati terroristici da parte dell’Isis e di forti tensioni e timori per nuovi attacchi sia importante indagare sul flusso migratorio verso l’Europa, che potrebbe essere gestito proprio dallo Stato islamico, e soprattutto sulla condizione degli estremisti in carcere in Italia.

Grazie al monitoraggio continuo abbiamo rilevato, dopo gli ultimi fatti di terrorismo, manifestazioni di esultanza e di simpatia nei confronti degli attentatori. Anche da parte di chi non era stato ancora segnalato come radicalizzato. Parliamo di 350 persone che a vario titolo destano segnali di preoccupazione. All’interno di questo numero comunque esiguo, visto che siamo intorno al 5 per cento, ci sono quelli che hanno manifestato giubilo dopo gli attentati di Parigi o di Dacca, ma anche qualcuno che invece ha dato segni di dissociazione.

Per evitare il rischio del proselitismo e per tenere sotto controllo la situazione, continua Orlando, “la nostra risorsa è il coordinamento reale tra forze di intelligence e di polizia, che ci consente di seguire i sospettati anche una volta scarcerati finché ce ne sono i presupposti; in alcuni casi si tratta di falsi allarmi, ma in altri si arriva a decidere l’espulsione dei soggetti che continuano a destare preoccupazione”.

La procura nazionale antimafia tiene comunque nel mirino l’evolversi del fenomeno.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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