Ma la debolezza non è solo italiana

Banche: occorre fondere e ristrutturare gli istituti. Lo afferma Lorenzo Bini Smaghi, presidente di Chiantibanca

di Redazione - - Cronaca, Economia, Primo piano, Top News

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Lorenzo Bini Smaghi

ROMA – «Occorre fondere e ristrutturare le banche. Se Renzi prendesse impegni precisi, l’Europa accorderebbe anche l’uso di fondi pubblici e la sospensione del bail-in». Ad affermarlo, in una intervista alla Stampa, è Lorenzo Bini Smaghi, presidente della francese Société Generale e dell’italiana Chiantibanca.

«Il modo migliore per difendere l’interesse del Paese – spiega Bini Smaghi – è un sistema bancario sano. Come dice spesso Mario Draghi, oggi quel sistema non ha un problema di solvibilità, ma di redditività». Per l’ex membro del comitato esecutivo della Bce, la debolezza non è solo italiana: «Se oggi – osserva – i grandi player mondiali sono americani, se il piano per Mps lo ha fatto una banca americana, un motivo ci sarà. Negli Usa hanno affrontato il problema per tempo, investendo molti fondi pubblici per imporre al sistema finanziario la ristrutturazione. Una volta restituiti i prestiti, il contribuente americano ci ha guadagnato».

Alla domanda se ci siano troppi regolatori, da quelli nazionali, alla Bce, alla Commissione europea, Bini Smaghi obietta: «Anche negli Stati Uniti il sistema è complesso. No, semmai il problema è che il cantiere della regolamentazione è ancora aperto e confuso. Penso ad esempio alle nuove regole di Basilea che verranno discusse in autunno: le banche europee non hanno un mercato dei capitali sviluppato come quello americano, e per questo rischiano di subire uno schema che le penalizzerà. Le cartolarizzazioni non ripartono – spiega -. Questo appesantisce i bilanci delle banche, e innalza i requisiti di capitale. Come al solito l’Europa si presenta alla trattativa debole: ciascuno pensa a salvare il proprio pezzetto di orto».

 

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