Le ragioni del si spiegate dal premier

Referendum costituzionale: dopo l’approvazione della Cassazione Renzi innesta la retromarcia, non è un plebiscito pro o contro di lui

di Paolo Padoin - - Cronaca, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Dopo l’approvazione del quesito referendario e in attesa che il Consiglio dei ministri (cioè lui stesso) fissi la data per la chiamata alle urne, Matteo Renzi, nella sua enews dell’8 agosto, dedica spazio anche a questo decisivo appuntamento per l’esecutivo, confermando la marcia inbdietro quanto alla personalizzazione della sfida, ma non dando alcuna indicazione utile sui tempi di attuazione.

Nota Renzi che «il sito www.bastaunsi.it è sempre di più la casa di tutti i cittadini, comitati, amici che vogliono dare una mano in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno. In tanti mi hanno detto: “Matteo, questa non è la tua sfida, non personalizzarla”. Vero, questa è la sfida di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi già presenti nella nostra Costituzione. Un’Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno.

Dipende da ciascuno di noi, non da uno solo, dunque, ma da un popolo.

In tanti mi state scrivendo segnalando la necessità di spiegare nel merito la questione referendaria. Il quesito infatti non riguarda la legge elettorale o i poteri del Governo, argomenti che non sono minimamente toccati dalla legge costituzionale, ma riguarda il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l’introduzione del referendum propositivo, l’abolizione degli enti inutili come il CNEL, le competenze delle Regioni.

Per vincere questo referendum basta entrare nel merito, basta leggere il quesito, basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell’Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari, perché per cambiare basta un sì. Basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con le Regioni che fanno promozioni turistiche e missioni in autonomia o se invece vogliamo cambiare, con un progetto turismo Italia, perché per cambiare basta un sì. Basta chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con un sistema di scrittura delle leggi che fa fare a Camera e Senato esattamente la stessa cosa, il che succede solo in Italia, o se invece vogliono lasciare a una sola Camera il rapporto fiduciario con il Governo, perché per cambiare basta un sì.

I segnali di queste settimane sono davvero buoni.

Il comitato del Sì – a differenza di chi dice NO – ha raggiunto le firme necessarie alla presentazione in Cassazione (ne servivano mezzo milione, ne abbiamo avute quasi 600mila, circa il triplo degli altri)

I nostri comitati sono tantissimi, arrivano quasi a quota tremila.

Abbiamo chiesto un aiuto a chi vuole darci una mano, anche a livello economico. Percorso trasparente, semplice e verificabile, alla luce del sole. Conclusione? A oggi abbiamo ricevuto più di 88.100 euro, quasi tutti con piccole donazioni, da 5-10-20 euro.

E sul sito www.bastaunsi.it ci sono sempre più messaggi che provengono dai territori, di persone che spiegano perché – secondo loro, semplici cittadini senza incarichi politici – questa riforma è fondamentale per rendere l’Italia un paese più solido e più semplice.»

Questa la campana del premier, che cerca di rimediare all’errore iniziale, spostando l’attenzione, come doveroso, sui contenuti reali della riforma. Anche noi cerchiamo di perseguire questa finalità, offrendo ai nostri lettori le opinioni e le ragioni dei due fronti, del Sì e del No, e riportando i vari sondaggi, che dimostrano come ancora la maggior parte dei cittadini sia completamente all’oscuro dei temi che sarà chiamata a giudicare.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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