Il governo intervenga su Trenitalia e anche su Ntv

Abbonamenti all’Alta velocità: non si cancellano. Il treno è di tutti, non per soli ricchi

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Economia, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Treno Frecciarossa 1000

Treno Frecciarossa 1000

Intervistata dal Tg1, la signora aveva quasi le lacrime agli occhi: era spaventata dalla ventilata cancellazione degli abbonamenti sui treni Frecciarossa. Una tegola che sta per abbattersi sui pendolari di tratte tipo la Firenze-Bologna o la Milano-Torino. Trenitalia sta pensando di togliere il titolo mensile.  La compagnia Ntv, che gestisce gli Italo di Diego Della Valle, l’ha già fatto. La donna intervistata, neo  presidente di un comitato per la difesa dei titoli di viaggio mensili, spiegava  che lei, ora, paga 224 euro al mese per andare, ogni giorno, da Firenze a Bologna. A tariffa intera dovrebbe spendere oltre 1.500 euro. Addio stipendio. E forse addio lavoro. Improvvisamente mi sono sentito nei suoi panni, provando un tuffo al cuore: perché se non ci fosse stato l’abbonamento ferroviario, forse non avrei fatto il giornalista. Ecco brevemente la storia: una quarantina d’anni fa, venni assunto dalla Poligrafici Editoriale: ma non subito a “La Nazione”. Mi presero per “Stadio”, nella redazione di Bologna.  Turno di notte. Partivo intorno alle 2 del pomeriggio da Santa Maria Novella con il rapido “Freccia della Laguna”, che mi sbarcava nel capoluogo felsineo circa un’ora e dieci minuti dopo. Riprendevo il treno, stavolta un direttissimo, alle 1,06 da Bologna per sbarcare trionfalmente nel mio letto, in zona Rifredi, un po’ prima delle 3 del mattino. L’abbonamento costava quasi 40 mila lire al mese.  Ma il mio primo stipendio, da giornalista praticante, era discreto: 280 mila al mese netti, comprese indennità notturna e domenicale. Tenevo già famiglia e affittare anche un alloggio bolognese non era proponibile. Così feci il pendolare dell’Appennino, prima di essere trasferito stabilmente a “La Nazione”. Tre anni di sacrificio. Che non mi pesarono. Ma se fossi stato costretto a pagare un biglietto andata e ritorno tutti i giorni come avrei fatto? Dite che potevo andare in macchina? Be’, oltre alla benzina e al pedaggio, pesantissimi, c’era il rischio di trovarsi bloccato, magari la notte, lungo i tornanti della vecchia Autosole, stanco per la giornata di lavoro e con gli occhi abbottonati.

CLUB EUROSTAR – I ricordi mi sono balzati addosso mentre la signora, attuale pendolare, stava argomentando le sue ragioni. Arrivo al dunque: al di là di ricorsi al Tar o di altre strade percorribili da chi deve difendere un diritto, credo che il governo debba intervenire decisamente. Matteo Renzi dimostri concretamente che non è stato messo lì da un’oligarchia che pensa solo a far quattrini. Del resto, le Ferrovie italiane hanno una tradizione di servizio che fa onore. Ci fu un cambiamento con l’avvento di Mauro Moretti (ora passato a Finmeccanica) il quale stabilì che l’Alta velocità, con i gioielli Frecciarossa, dovesse essere soprattutto un business da perseguire, lasciando indietro il meno remunerativo  trasporto locale. Che se la sbrigassero le Regioni!

LAVORI – Direte che anche prima c’erano differenze: la prima, la seconda e, un tempo, perfino la terza classe. Vero. Ed è  ovvio che possono essere tollerate  first class, business class e gli altri livelli di servizio costruiti  per fare cassa (magari non sarebbe male che, ogni tanto, la Guardia di Finanza accertasse le dichiarazioni dei redditi di chi viaggia a caro prezzo…). Ma sui treni Frecciarossa devono poter salire anche i pendolari con l’abbonamento, sia pure per tratte di cento chilometri o poco più. La necessità di spostarsi rapidamente, ogni giorno, non può essere considerata un privilegio per pochi. L’Alta velocità è costata e costa molto alla collettività nazionale. Anche in termini di uso e consumo del territorio. Per anni, da cronista, ho seguito il raddoppio della Firenze-Bologna: dai primi scavi nella galleria di Vaglia, fino all’inaugurazione ufficiale, con il totem fuori da Santa Maria Novella che scandiva le ore e i minuti che mancavano al completamento dei lavori. Personalmente non sono contro la Tav, anche se ho sempre avuto forti perplessità sul sottoattraversamento di Firenze. L’ipotesi iniziale, con stazione a Campo di Marte, mi convinceva di più.

ABBONATI – Ma al di là delle polemiche pro o contro la Tav, credo che il governo abbia un dovere imprescindibile: mettere la nuova tecnologia e il servizio veloce al servizio di tutti i cittadini. Pendolari compresi. Intervenendo su Trenitalia e imponendo di mantenere gli abbonamenti a tariffa accessibile a chi deve viaggiare tutti i giorni. E lo stesso intervento dovrebbe essere fatto anche nei confronti della compagna Ntv di Diego Della Valle, che gestisce i treni Italo. Anche quelli viaggiano sulla rete nazionale costruita con i soldi di tutti. Il Paese non si fa ripartire consentendo grandi guadagni a qualcuno e sacrifici insopportabili agli altri. Sarebbe un disastro sociale se la signora intervistata dal Tg1 dovesse perdere il lavoro. O se qualche praticante giornalista (come il sottoscritto 4 decenni fa) dovesse rinunciare alla professione perché ai Frecciarossa non ci si può abbonare.

 

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

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