Le indagini svolte dall'Antiterrorismo

Terrorismo: reclutatori Isis pronti ad arruolare decine di aspiranti jihadisti in Italia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Lupo solitario

Dopo l’allarme lanciato dal Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza) sul pericolo d’infiltrazione dei terroristi dell’Isis sui barconi, altre notizie inquietanti provengono dai servizi. Due referenti dell’Isis per l’Italia sono pronti a manovrare ed arruolare decine di aspiranti jihadisti nel nostro Paese. E’ quanto emerge da fonti investigative. Se nel 2015 erano state censite poco più di 90 persone radicalizzate e sospette, ora sono 110 i soggetti attenzionati, soprattutto nel Nord del Paese. E in un anno e mezzo sono già poco più di un centinaio i provvedimenti, tra espulsioni e arresti, effettuati dal ministero dell’Interno. Dunque una crescita minima del numero di adepti del terrore, ma anche un ricambio costante. Che prevede nuove forme di organizzazione.

Tra i fascicoli delle Procure, in uno dei vari filoni di indagine dell’Antiterrorismo, ci sono in particolare i nomi di due marocchini. Uno è Mohamed Koraichi, 31enne magrebino che ha lavorato nel milanese otto anni fa e dopo aver sposato un’italiana è scappato con la famiglia per combattere in Siria. Lui e la moglie, sono indagati, in base all’articolo 270 bis per terrorismo internazionale. Sono stati certificati i suoi contatti con il 28enne kickboxer italiano di origini marocchine Abderrahim Moutaharrik, arrestato dalla polizia, che avrebbe avuto l’intenzione di compiere attentati in Vaticano e all’ambasciata di Israele a Roma. Il secondo “ambasciatore italiano” dello Stato Islamico è un altro giovane marocchino che fino a qualche anno fa ha vissuto per un po’ di tempo in Lombardia. Entrambi si trovano tra Siria e Iraq, in zone di guerra, ma hanno vissuto in Italia, e per questo scambiano informazioni con i soggetti radicalizzati nel nostro Paese.

Gli occhi sono puntati anche sul ruolo di un 40enne algerino arrestato dalla Digos nel marzo 2016 nel Salernitano, Djamal Eddine Ouali. L’uomo aveva già un mandato di cattura internazionale scaturito dalle perquisizioni effettuate in un sobborgo di Bruxelles alcuni mesi prima, dove tra centinaia di immagini erano emerse le foto e i nomi falsi usati da tre dei terroristi che avevano progettato e realizzato gli attacchi di Parigi e Bruxelles. Documenti che sarebbero stati prodotti per permettere a vari soggetti di entrare ed uscire dall’Europa indisturbati: secondo gli investigatori belgi, forniti dallo stesso Ouali.

Una serie di filoni di indagine, dunque, che aspettano ora di trovare un collegamento tra loro.

Ma non solo in Africa e Medioriente. I nuovi protagonisti della scena sono anche i musulmani radicalizzati di origine Balcanica. Diversi network e luoghi virtuali di aggregazione hanno origine in Kosovo, Bosnia e Albania, dove si è formata una rete relativamente solida di gruppi islamici radicali, che si ispirano a Lavdrim Muhaxheri, il cosiddetto ”macellaio dei Balcani”, conosciuto per le sue atroci esecuzioni al servizio di Al-Baghdadi. Tra i cento soggetti attenzionati dalla polizia ci sono persone provenienti da quelle zone: si tratta soprattutto di piccoli ex criminali con precedenti per spaccio di droga.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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