Più poteri ai sindaci

Terrorismo: ecco il piano del governo italiano contro la radicalizzazione nelle carceri

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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Troppi detenuti nelle carceri italiane e toscane

ROMA – Dopo le stragi compiute in Europa e le nuove minacce contro il nostro Paese il governo cerca di aumentare il livello dell’attività di prevenzione contro il terrorismo e vare un piano più articolato contro le radicalizzazioni, soprattutto ma non solo nelle carceri. Autori i due ministeri interessati, interno e giustizia. Alfano inoltre, nella conferenza stampa di Ferragosto, ha parlato anche della sicurezza nelle città e ha preannunciato le ultime limature al decreto sulla sicurezza urbana, atteso da mesi dai comuni ma mai approdato ancora in Consiglio dei ministri, che dovrebbe rafforzare i poteri dei sindaci.

DATI – All’indomani del tradizionale appuntamento di Ferragosto in cui il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha snocciolato i dati su un anno di attività, che ha permesso di arrestare 85 estremisti, espellere 109 persone, monitorare 110 foreign fighters e controllare oltre 164mila individui. Finora il sistema «ha retto» e l’Italia può ritenersi «sicura», ma bisogna andarci con i piedi di piombo, anche perché su 7.500 detenuti di religione islamica, 345 sono a rischio radicalizzazioni e di questi 153 sono considerati allarmanti, ha ripetuto il ministro.

ORLANDO – Analoga l’opinione del guardasigilli Andrea Orlando, secondo cui «il nostro modello fin qui ha funzionato», complici le politiche di integrazione e «il vantaggio di non avere le generazioni che si sono manifestate più sensibili alla radicalizzazione in altri Paesi dove l’immigrazione è iniziata prima». Preoccupa, alla luce delle storie dei protagonisti delle stragi in Francia, il fenomeno della radicalizzazione, il repentino spostamento di giovani musulmani su posizioni estreme.

CARCERI – «Il rischio nelle carceri c’è», ha sottolineato Alfano. «Non parlerei di dati allarmanti», ha spiegato Orlando ricordando le cifre, già comunicate il 3 agosto in audizione alla commissione Schengen. Su 7.500 detenuti che professano la religione musulmana, sono 345 quelli interessati da possibili radicalizzazioni (spesso in carcere per reati comuni), di cui 153 più allarmanti: tra loro i 99 che hanno “festeggiato” in occasione degli attentati di Parigi, del Belgio e di Dacca e i 39 sottoposti al regime detentivo di alta sicurezza perché imputati per reati di terrorismo. «Stiamo tentando di espiantare il germe dal carcere», ha detto Alfano. Come? Di un programma anti- radicalizzazione si era cominciato a parlare in primavera, contemplando anche l’ingresso in alcuni istituti di pena di «imam moderati» selezionati grazie a un protocollo siglato dal Viminale con l’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane. Neanche una decina gli imam coinvolti da allora, e ora quelle scelte saranno aggiornate. «Devono essere accreditati con molta accuratezza e vogliamo che parlino italiano», spiega il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico.

Quando emergono pericoli concreti, una volta individuati i soggetti a rischio si provvede allo spostamento in altre carceri. Ma l’Italia – confermano dall’Interno e dalla Giustizia – non abbraccerà il modello francese delle “carceri speciali” per i radicalizzati, che non pare proprio aver funzionato. Si intensificherà invece la formazione degli agenti di polizia penitenziaria, indicati dall’Isis anche come potenziali bersagli: una circolare del 22 luglio della Giustizia ha invitato direzioni e servizi a sensibilizzarli per aiutarli a cogliere i segnali che possano far presagire «azioni delittuose».

EUROPA – Ma anche in questo delicato settore l’Europa è latitante. Orlando ha invocato una Procura europea sulla sicurezza che faciliti lo scambio di informazioni tra Paesi. Ma sarà difficile realizzare una collaborazione in questo delicato settore, viste le precedenti infelici esperienza.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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