Contro le politiche del governo che escludono i giovani

Referendum costituzionale: la rete degli studenti lancia la campagna estiva per il no.

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Politica

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rete conoscenza

ROMA – Renzi continua con baldanza la propaganda per il Si al referendum istituzionale, ma intanto molti altri settori della popolazione, quelli delusi e bistrattati dalle politiche filo industria, banche, lobbies economiche, poste finora in atto dal rottamatore, si organizzano per promuovere il fronte del No e mandare a casa il premier e la sua compagine.

Anche i giovani, rimasti ai margini della società e ampiamente insoddisfatti dei risultati (zero) dell’azione che l’esecutivo proclama di aver svolto a loro favore (disoccupazione giovanile sempre elevatissima, prospettive di pensione a zero, lavori precari), cominciano a lanciare iniziative per sbugiardare le affermazioni apodittiche del premier. Per prima parte un’organizzazione nazionale degli studenti: «In questo fine settimana del 20 e 21 agosto lanciamo l”iniziativa estiva di Studenti per il NO», rende noto Martina Carpani, coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza.

«Mentre il Governo prosegue la sua campagna demagogica tramite luoghi comuni, noi studenti – afferma Carpani – sentiamo la necessità di cominciare ad attivarci per sfidare il Governo Renzi. Siamo la generazione che deve sgomitare tra mille lavori per poter studiare, siamo la generazione senza borse di studio, quelli dei voucher e del lavoro non dignitoso, la generazione che non si sa se avrà un diritto alla pensione, siamo quelli che a differenza della generazione dei propri genitori sono sempre più esclusi dal welfare. Noi – aggiunge l’esponente di Rete della Conoscenza – non siamo affatto conservatori come accusa Renzi al fronte del No, perché non abbiamo nulla da conservare, siamo invece portatori di una idea diversa di democrazia sostanziale necessaria in questo Paese. Votiamo NO convintamente perché abbiamo subito le politiche di austerità degli ultimi anni e non vogliamo farci prendere in giro. Questa riforma costituzionale per noi accentrando il potere nell’esecutivo, non fa altro che chiudere la democrazia dentro i palazzi istituzionali, dando solo più strumenti al Governo per impoverire ancor più le nostre vite e smantellare ancor più i nostri diritti in nome degli interessi di pochi».

“Proprio perché non c’è democrazia senza diritti e welfare – aggiunge Andrea Torti, Coordinatore di Link- Coordinamento Universitario – continuiamo a batterci per il pieno accesso alla conoscenza da parte di tutti: per questo continueremo a raccogliere le firme per la legge di iniziativa popolare All – In Per il Diritto allo Studio durante la nostra campagna referendaria”.

Ed è un altro treno che promette di partire per contrastare la campagna del Si, sostenuta da televisioni (in primis la Rai) e media schierati massicciamente a favore del governo, anche in conseguenza dei ricambi dei direttori operati recentemente, ad hoc, nella Tv di Stato. Che noi paghiamo profumatamente con un canone obbligatorio inglobato addirittura, per volontà di Renzi, nella bolletta della luce.

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Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Commenti (1)

  • roberto

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    FINALMENTE! PARLERETE DI QUESTO???
    LA SCUOLA DI CLASSE E’ ANCORA IN VIGORE!

    A testimoniarlo sono i dati forniti dal MIUR!( Ministero Istruzione Università e Ricerca).
    Gli ultimi dati sulle iscrizioni all’anno accademico 2015-2016 descrivono un quadro allarmante:le famiglie con bassi redditi fanno sempre più fatica a garantire ai figli l’accesso alle università.
    Dal 2005 – 2006 al 2015-2016 la quota di neoiscritti negli atenei italiani in uscita dagli istituti tecnici e professionali, notoriamente più frequentati dai figli di impiegati ed operai, è passata dal 40% al 26%. Un tracollo netto del 14% recuperato dai liceali, che hanno incrementato la loro presenza nelle aule universitarie dal 51% al 67%!

    Secondo il sociologo De Masi “ l’incremento delle tasse universitarie e l’introduzione del numero chiuso ha scoraggiato i più deboli”!

    Secondo Gianfranco Viesti,economista che insegna all’università di Bari, “ l’ipotesi più ragionevole è che questo dipenda dall’aumento delle tasse in crescita del 55% negli ultimi 10 anni ( il maggiore dopo il Regno Unito) in presenza di redditi familiari in contrazione”!

    La Vice Presidente della Regione Toscana Barni Monica dichiara a Repubblica di Firenze di martedì 5 luglio
    “la Toscana chiede al governo che riporti il fondo per le borse di studio agli stanziamenti degli anni passati. Ciò che ci preoccupa di più è che i giovani di famiglie meno abbienti non si iscrivano più all’università perchè i loro genitori non riescono a sostenerli negli studi”!

    Alla scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani c’è ancora un cartello che riporta la piramide sulla selezione scolastica ed un altro che riporta il gettito fiscale suddiviso tra tasse dirette ed indirette, per dimostrare che la scuola la pagavano con le tasse gli operai e i contadini i cui figli, poi, venivano trascurati e dispersi per le strade.
    Ancora oggi siamo in questa situazione.
    Lo dimostrano i dati, sopra citati, del MIUR sulla dispersione scolastica mentre per le tasse lo dimostrano tutti gli anni i dati del MEF ( Ministero economia e Finanze): lavoratori dipendenti e pensionati concorrono alle spese pubbliche,compresa la scuola, con il 95% dell’intero gettito dell’Irpef mentre una Vera Patrimoniale, ma sul reddito,quella sui prodotti petroliferi ha un prelievo fiscale dell’80% che su un pieno di benzina mettiamo di 100 euro, 80 se ne vanno per le spese pubbliche e vengono pagate in parti uguali sia dal ferrarista che dal pandista violando,così la Costituzione nel suo articolo 53 sui precetti di capacità contributiva e di progressività del sistema tributario nel suo complesso!
    Niente è cambiato!
    Non resta che applicare la Costituzione nei suoi articoli 2 (per la solidarietà sociale) 3 ( per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale per creare le pari opportunità) il 53 ( per il concorso di tutti alle spese pubbliche per rendere effettivi gli articoli 2 e 3 e tutti quelli che prescrivono i diritti sociali collettivi)!
    Associazione Articolo 53
    Torelli Roberto

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