I sindacati chiedono 7 miliardi, il governo può arrivare massimo a 1,22

Pubblico impiego: si tratta il rinnovo del contratto, ma il piatto piange

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Dopo la mezza pausa di agosto, durante la quale però sono continuate le schermaglie da ambo le parti, la trattativa sui contratti pubblici comincerà a entrare nel vivo per determinare con certezza le risorse da porre nella legge di stabilità. Di recente la UilPa ha determinato il livello dei fondi necessari alla quota, al momento irraggiungibile, di 7 miliardi a regime. La Cgil e la Cisl più o meno concordano. La prima ha chiesto un aumento per tutti e tre i milioni di statali a 220 euro lordi al mese, che al netto delle tasse fanno 132 euro. La Cisl ha invece parlato di un incremento in busta paga di 150 euro. I 300 milioni stanziati per ora dal governo, che determinerebbero un ridicolo aumento inferiore a 10 euro pro capite al mese sono considerati quasi una provocazione.

L’esecutivo dunque è consapevole che le risorse vanno aumentate e che dovrà fare i salti mortali per reperirle, sacrificando altre categorie. Prima di poter fare qualche conto definitivo sarà necessario attendere la nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza, attesa per settembre, e capire se e soprattutto quanta flessibilità l’Ue concederà all’Italia sui conti pubblici.

Il progetto di Renzi prenderebbe le mosse da un suo cavallo di battaglia, il bonus da 80 euro già concesso in passato ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 26 mila euro. Si tratterebbe di un aumento contrattuale qualche gradino al di sotto di 110 euro mediamente ottenuto dai dipendenti privati nei contratti rinnovati fino ad ora. Alcuni punti fermi nella trattativa il governo sarebbe intenzionato a mantenerli. Dare 80 euro a tutti costerebbe, a regime, circa 3 miliardi.

Se facciamo poi riferimento al minimo aumento conseguente ai principi stabiliti dalla Consulta, il recupero della scarsa inflazione del periodo porterebbe per il 2015-2017 un costo poco sopra gli 1,22 miliardi. Le regole fissate dall’intesa siglata da governo e sindacati ormai otto anni fa, e mai applicate finora nel pubblico impiego proprio a causa del blocco, fanno riferimento per gli adeguamenti contrattuali all’Ipca, l’indice dei prezzi al consumo armonizzato calcolato dall’Istat al netto dei prezzi dei beni energetici importati. Secondo gli ultimi dati comunicati dall’Istat, questo indice si è attestato allo 0,7% nel2015, ha rallentato ancora fino allo 0,5% quest’anno mentre per il prossimo si prevede al momento una risalita fino all’1 per cento. Applicando l’indice alla massa salariale dei dipendenti statali si stabilirebbero aumenti nei diversi settori della Pa fra i 16 e i 40 euro a seconda dei livelli retributivi, con un costo che per il 2015-2017 viaggerebbe intorno agli 1,2 miliardi di euro, non poco.

Ma non crediamo che questa soluzione soddisfi i sindacati dopo 7 anni di blocco contrattuale, e quindi Renzi, Padoan, Poletti e Madia o dovranno riuscire a ridurre drasticamente la spesa pubblica (impresa finora mai riuscita), o dovranno confidare nella flessibilità che concederà la Ue, in modo da poter allargare ancor di più il debito da lasciare ai nostri nipoti, o saranno costretti a frugare nuovamente nelle tasche degli italiani soliti noti per reperire le risorse necessarie. Che il governo Renzi non si sognerà certo di trovare sacrificando la grande finanza, l’industria, i costi della politica, che restano ovviamente intoccabili.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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