Le statistiche europee preoccupano il governo

Eurostat: in Italia crollano le nascite. Nel 2080, senza gli immigrati, saremo meno di 40 milioni

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

Stampa Stampa

Asilo nido nel Pisano, bambini fra 1 e 3 anni maltrattati e percossi, una maestra è stata arrestata

BRUXELLES – Eurostat l’ufficio statistiche dell’unione europea certifica che in Italia ci sarà un crollo verticale della popolazione da qui al 2050 e ancor più al 2080. Attualmente cresciamo solo per l’apporto delle nascite degli immigrati, che in questo caso sarebbero una risorsa, anche se crediamo che una diminuzione, sepur ridotta, della popolazione non sarebbe un male, a fronte dell’invasione che stiamo subendo. Se escludiamo infatti dalla contabilità demografica la variabile migratoria, nel 2050 gli italiani si ridurrebbero dai 60,6 milioni del 2015 ai 51,5 del 2050, per toccare il minimo a 39,4 milioni nel 2080.

Si prevede che le nascite, nel nostro paese, dalle 519 mila dell’anno scorso scenderebbero a 375 mila nel 2050 e a 308 mila nel 2080. Uno scenario che ha fatto scattare l’allarme al ministero per gli Affari regionali, dove la questione demografica è considerata prioritaria e sono allo studio possibili interventi. A cominciare da una serie di misure a sostegno delle famiglie e della natalità.

Perché in effetti abbiamo dedicato tutti questi anni a buttare quattrini per promuovere le politiche dell’immigrazione e dell’accoglienza e ci siamo dimenticati dei nostri cittadini. I governi non hanno favorito in alcun modo le famiglie e la natalità, anzi, nel caso di Renzi, si sono preoccupati piuttosto di favorire le famiglie arcobaleno.

Non è così nel resto d’Europa. A cominciare dalla Francia che, anche in caso di neutralizzazione della variabile migratoria, vedrebbe la sua popolazione aumentare dai 66 milioni dell’anno scorso ai 69 del 2050, assestandosi a quota 68 nel 2080. Stessa dinamica in Gran Bretagna: 64 milioni nel 2015, 67 nel 2050 e di nuovo 64 nel 2080.

Nei dati Eurostat spicca anche un ulteriore aspetto legato all’invecchiamento della popolazione. A migrazione zero, l’età media degli italiani salirà dai 44,8 anni del 2015 ai 52,8 del 2050 fino ai 53,2 del 2080. Mentre, tenendo conto dell’effetto dei flussi migratori, resterebbe stabilmente al di sotto dei 50 anni: 44,7 nel 2015, 47,8 nel 2050 e 48,9 del 2080.

Ma se nelle dinamiche demografiche si tenesse conto dei flussi migratori, le proiezioni dell’Ufficio statistico dell’Ue cambierebbero radicalmente: la popolazione sul territorio italiano salirebbe a 67 milioni nel 2050 per assestarsi a 65 milioni nel 2080. Con un significativo miglioramento anche del trend delle nascite: 572 mila nel 2050 e quasi 571 mila nel 2080.

Evidente quindi la necessità, per il governo, di instaurare politiche strutturali, organiche e stabili a sostegno della natalità. In altri Paesi, come rilevato, le politiche adottate a sostegno della famiglia sono state improntate all’insegna della stabilità. In Italia, al contrario, sono state adottate negli anni poche misure strutturali e caratterizzate da troppa incertezza: un intervento una tantum, anche se meritevole, non porta risultati nel medio-lungo termine. E’ tempo dunque di correre ai ripari, ma le risorse scarseggiano. A meno che non dirottiamo quelle ingentissime destinate all’accoglienza verso il finanziamento del sostegno delle nostre famiglie. Non è mai troppo tardi, ma bisogna cominciare alla svelta. Se no sarà giocoforza continuare a imbarcare immigrati, con tutti gli inconvenienti finora riscontrati.

Tag:, , , ,

Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.