Le polemiche dopo il disastro

Terremoto: l’Italia non è antisismica. Comuni arretrati. Però i soccorsi funzionano

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento

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Puntuali come un orologio svizzero, ad ogni calamità naturale ripartono le polemiche sugli interventi più o meno tempestivi dei soccorsi, sulle manchevolezze delle pubbliche autorità, sulla latitanza del governo e sulla scarsa organizzazione (giocoforza) dei piccoli comuni.

COSTRUZIONI ANTISISMICHE – Lo stereotipo si è verificato, anche se in dimensioni ridotte rispetto al passato (oggi il governo è di sinistra, non di centrodestra), nel caso della tragedia che ha colpito una vasta zona di Marche, Umbria e Lazio. E anche questa volta sotto accusa, giustamente, c’è l’arretratezza di molte zone del nostro Paese, dove le costruzioni antisismiche sono ancora rarissime. E’ vero che si tratta in generale di fabbricati privati, costruiti da mezzo secolo ed oltre, ma è evidente che l’Italia tarda a colmare questa lacuna. I Governi si affrettano a occuparsi di questi temi solo a sciagure avvenute, ma poi pensano a interventi più produttivi ai fini elettorali, come gli 80 euro ai lavoratori dipendenti o la mancetta di 500 euro ai diciottenni ammannita da Renzi in vista del referendum. In questi anni stiamo anche sperperando milioni di euro per l’accoglienza dei profughi e di conseguenza non restano fondi per la salvaguardia del territorio e dei suoi abitanti.

PREAVVISO – Non ci sono state stavolta polemiche, come nel caso de L’Aquila, per il presunto mancato preavviso del terremoto che, come noto, è quasi impossibile da farsi. Solo un ingenuo corrispondente che ho ascoltato alla radio ha affermato che il sisma era giunto inaspettato, visto che non c’era stato alcun segno premonitore (sic). Attendiamo però che qualche solerte magistrato, a bocce ferme e seduto comodamente sulla sua sedia, valuti attentamente, codici alla mano, se inquisire qualche autorità coinvolta, come accade di solito.

SOCCORSI – Quanto alle tradizionali lamentele per l’arrivo tardivo dei soccorsi, risultano comprensibili se fatte dai cittadini colpiti, meno se provengono da un rappresentante delle istituzioni. Riferiscono le cronache che Stefano Petrucci, sindaco di Accumoli, uno dei paesi più colpiti, ha lamentato la mancanza di soccorsi in quanto la prima terribile scossa era arrivata alle 3.35, mentre la prima squadra dei vigili del fuoco era arrivata alle 7.05. Mi sembra ingeneroso accusare proprio i vigili del fuoco, i primi a lanciarsi in soccorso delle popolazioni. Ricordo la mia esperienza di prefetto di Campobasso; quando mi recai a San Giuliano di Puglia per visitare il paese colpito dal sisma constatai di persona come la viabilità di montagna e la distanza dal capoluogo impedisse l’arrivo celere dei soccorsi, soprattutto di mezzi pesanti, come quelli dei pompieri. Lo stesso deve essere accaduto nel caso di Accumoli, visto che i primi soccorsi d’urgenza vengono assicurati dalle forze in loco (da Rieti) in attesa dell’arrivo di rinforzi. E m’immagino che personale e mezzi di stanza nel capoluogo reatino non siano eccezionali. Inoltre si è appreso anche che in alcune zone l’arrivo degli aiuti è stato reso difficile dall’ostruzione di molte vie d’accesso.

EMERGENZA – In questo caso mi sembra che la macchina dei soccorsi abbia dimostrato efficienza, che anche l’emergenza sanitaria sia stata affrontata con professionalità, slancio e spirito di sacrificio dal personale, costretto in alcuni casi ad allestire ospedali da campo, vista l’inagibilità dell’edificio ospedaliero. E anche questo rientra nel novero dei problemi ai quali il rottamatore, ma anche tanti altri suoi predecessori, dovrebbero aver riservato e riservare particolare attenzione, vista l’importanza di avere strutture pubbliche che resistano alle calamità naturali per poter essere poi  immediatamente operative. L’Italia si è mossa: colonne sono partite anche dalla Toscana. Sono organizzate e professionalmente preparate.

SICUREZZA – Le forze della sicurezza hanno agito con efficienza e puntualità, a cominciare dai vigili del fuoco, dalla forestale (della quale anche in questa occasione si è rilevata l’importanza, vero Renzi?), dalle forze dell’ordine, dai comuni, ciascuno secondo le sue potenzialità, dai volontari, subito pronti a intervenire. Tutti hanno operato secondo regole prestabilite e non ci sono stati casi eclatanti di disorganizzazione. Questo costituisce un vanto per la struttura nazionale di protezione civile fondata a suo tempo da Zamberletti e per le diramazioni provinciali degli uffici statali, a cominciare dalle prefetture, di cui non molti si ricordano in tali occasioni, ma che sono essenziali per il coordinamento locale dei soccorsi.

DIPARTIMENTO – Dovendo fare proprio un appunto voglio sottolineare un fattore che ai più apparirà ininfluente, ma che invece ha il suo peso nell’organizzazione locale dei soccorsi. Un collega allora di stanza a L’Aquila mi ha ricordato che nel 2009, in occasione del disastroso terremoto che colpì il capoluogo abruzzese, Guido Bertolaso, allora Capo della protezione civile, fu subito presente nella stesse prime ore del giorno per il necessario coordinamento e collegamento, anche per dimostrare di persona la presenza dello Stato accanto alla gente che aveva perso tutto. Lo stesso non è accaduto questa volta. Molto più burocraticamente l’attuale Capo del dipartimento, Fabrizio Curcio, ha organizzato riunioni nella sede romana, in attesa di accompagnare ministri e premier sul luogo del disastro. Dove invece avrebbe dovuto esser presente subito. È una scelta, che può essere giusta (io non la condivido),  già operata a suo tempo da Franco Gabrielli durante la sua gestione quadriennale: si preferiva lasciar operare le strutture locali e non interferire più di tanto.

L’importante nel presente è continuare a salvare vite umane e predisporre già fin d’ora un progetto di ricostruzione e di aiuto imediato alle popolazioni colpite, per le quali dovranno essere trovate celermente risorse ed energie ingenti, sottraendole ai costosi progetti che sicuramente il premier Renzi avrà già nel cassetto per finanziare iniziative eclatanti a sostegno della sua campagna referendaria. Ma queste esigenze debbono passare in secondo piano e penso che di questo si renda perfettamente conto anche il rottamatore.

 

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Paolo Padoin

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già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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