Discutibile pronuncia dei giudici romani

Corte di Cassazione: la pacca sul lato b non è reato, se di breve durata

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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paccaROMA – Un’altra discutibile sentenza della corte di cassazione è destinata a alimentare polemiche. Non si tratta di questioni di grande criminalità, di lotta alla mafia, ma più banalmente del problema se la pacca sul sedere possa essere considerata o no violenza sessuale. La cassazione ha deciso che se la mano rimane sulla zona un apprezzabile lasso di tempo integra il reato, con la sentenza n. 35473/2016. La mano lesta sul lato B se isolata e repentina e priva di concupiscenza non sempre era stata considerata reato, ma con questa sentenza la suprema corte ha fatto dietrofront confermando la condanna nei confronti di un carabiniere per la toccata fuggevole ai glutei.

Le motivazioni della pronuncia dei giudici romani ci dicono infatti che la pacca sul lato b costituisce violenza sessuale se la mano del molestatore rimane posizionata “per un apprezzabile lasso di tempo”, per distinguerla dallo sfioramento accidentale.  La qualificazione del reato dipenderebbe infatti da diversi fattori, ma essenziale sarebbe la durata. La  corte infatti ha cercato di porre una sorta di limite temporale, oltre il quale la pacca sul sedere non è più soltanto un atto fastidioso, ma rientra invece nella violenza sessuale, un reato contro la persona dunque.

Nello specifico caso, il ricorrente – un carabiniere – è stato condannato per aver toccato il sedere a una donna che, una volta uscita dalla caserma, ha raccontato tutto al proprio fidanzato. Il carabiniere si è difeso sostenendo che la donna avesse malinterpretato la situazione e che ciò che avrebbe sentito non era altro che la fondina della pistola, non la sua mano. La donna, però, ha ha dichiarato di aver sentito la pressione della mano sul gluteo per un”apprezzabile lasso di tempo” e, quindi, per il carabiniere è scattata la condanna. Secondo il collegio giudicante, infatti, per parlare di violenza sessuale bisogna tenere conto di quanto tempo la mano del molestatore si trattiene sul sedere della malcapitata donna. Se la mano rimane sul posto per un tempo apprezzabile, dice la corte, allora è violenza sessuale. Se invece è istantaneo, allora trattasi di sfioramento accidentale. In sostanza l’unica cosa che, secondo la corte, potrebbe aiutare a chiarire il limite oltre il quale il molestatore non dovrebbe andare per non incorrere in una denuncia potremmo misurarlo in una manciata di secondi.

La sentenza farà sicuramente discutere perché quest’interpretazione sostanzialmente legittima la pacca sul sedere in stile “tocca e fuga”. Breve, ma intensa, tanto è permesso. Ma chi decide se il tempo della pacca è apprezzabile? E per chi deve essere apprezzabile, per il molestatore o per la vittima della molestia?

Chi decide e chi misura  questo lasso di tempo? Ovviamente sarà il giudice, ma a suo insindacabile giudizio e a sua totale discrezione. Insomma la querelle attorno alla legittimità della palpata sul sedere è destinata a proseguire, nonostante la buona volontà dei giudici della cassazione, che questa volta sembrano proprio averla fatta fuori dal vaso.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (1)

  • Pierluigi

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    Se in Cassazione ci fosse stato Boccaccio, sicuramente avremmo avuto il Verbo. Noto comunque che siamo ritornati ai vecchi tempi, ove la pacca alle conoscenti era quasi di prammatica.Consiglierei ai “paccatori” attuali di mettere in azione il contasecondi del telefonino per non superare il tempo limite, che comunque il legislatore, a scanso di equivoci, avrebbe dovuto definire in sentenza.

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