L'esempio di disastri del passato

Terremoto, ricostruzione: nel 1997 quella delle Marche costò 4 miliardi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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1997-09-26-Terremoto

ROMA – Quasi quattro miliardi di euro, cioè 7 mila miliardi delle vecchie lire. Tanto è costata nelle Marche la ricostruzione post sisma del 1997, considerata fino ad oggi un ”modello” in termini di correttezza nell”utilizzo dei fondi pubblici, e di velocità di riconsegna delle case ai 1.067 sfollati dei 176 comuni colpiti dal sisma. Non ci furono inchieste di rilievo, nè infiltrazioni della grande criminalità nei lavori di riedificazione, adeguamento o miglioramento sismico degli edifici. Ma oggi, dopo i crolli della scuola di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), della nuova ala dell”ospedale di Amandola (Fermo), e i cedimenti di numerose abitazioni private dell”area del terremoto del 24 agosto non è escluso che quel ”modello” possa uscire ammaccato da nuove indagini su progettazione, collaudi, controlli. Anche se, sottolinea la Protezione civile, i miglioramenti sismici vennero condotti fatti in base alle modalità della legge dell’epoca, la n. 61.

Diciannove anni fa, dopo il sisma dell”ottavo grado Mercalli del 26 settembre ’97, e tremila scosse di rilievo (sulle 11 mila totali che accompagnarono i terremotati per un anno), gli edifici privati danneggiati risultarono 22 mila, 3.740 le abitazioni evacuate in tutte e 5 le province (Serravalle di Chienti, Fabriano i territori più colpiti), 2.385 le chiese e i monumenti storici danneggiati. Per un danno complessivo stimato di 8.470 miliardi di lire.

I soldi messi a disposizione dallo Stato (compresi i fondi Ue) ammontarono a 3.609 miliardi di euro, gestiti dalla Regione attraverso ”leggi cornice”, emanate dal Consiglio regionale e applicate con atti amministrativi. Una formula, sostennero all’epoca gli amministratori regionali, che garantiva una maggiore ”flessibilità di gestione e appropriatezza rispetto alle varie situazioni dei territori”.

Furono istituiti due sportelli operativi sul territorio, a Fabriano e a Muccia (Macerata), e i governatori Vito D’Ambrosio e Gian Mario Spacca ricoprirono in successione l’incarico di commissari del Governo delegati alla ricostruzione. Nel 2000, su mille sfollati, solo 338 famiglie erano ancora ospiti dei moduli abitativi, poi sostituiti dalle casette di legno. Niente new town, come chiedono adesso i ”nuovi terremotati” di Arquata.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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