La prevenzione è l'unica via da seguire

Terremoti: visto che non è possibile prevederli bisogna ridurne gli effetti catastrofici

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Abbiamo già rilevato come, in caso di terremoto, sia per ora impossibile una previsione. Le polemiche che nascono ogni volta che avviene un evento disastroso evidenziano soprattutto il protagonismo di studiosi o esperti che si dicono sicuri di aver escogitato un metodo quasi infallibile per la previsione del sisma.

PREVISIONE – E’ possibile prevedere in anticipo grandi scosse di terremoto? Tutti i sismologi ritengono che ogni sisma è incontrollabile e imprevedibile, e neppure i geologi sono ancora in grado di farlo, pur potendo fare delle previsioni statistiche. Se sanno che una certa area è soggetta a terremoti perché si trova lungo una faglia attiva, determinano con una certa precisione il suo rischio sismico. Con le apparecchiature odierne però possiamo determinare il livello di rischio di una zona, ma non prevedere dove, come e quando colpirà il sisma. Occorre dunque prevenire: il sisma ad elevata densità distrugge ciò che non è in grado di resistere all’onda d’urto. Moltissime abitazioni, uffici pubblici, edifici storici, chiese in Italia non sono adeguati e perciò il governo adesso vuole anciare un programma di prevenzione (Casa Italia) per provare, quanto meno a diminuire i danni di una possibile catastrofe.

L’AQUILA – Ma torniamo alle possibili previsioni. Ricorderete tutti come, all’epoca del terremoto dell’Aquila, Giampaolo Giuliani, un ex tecnico dell’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario distaccato presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso, era divenuto noto a causa di alcune sue dichiarazioni in merito a presunte previsioni delle scosse sismiche. Una sua recente sperimentazione pubblicata dall’omonima Fondazione, afferma che attraverso vari studi e grafici della fuoriuscita di gas Radon dalla superficie, si possono provare a prevedere e di conseguenza prevenire i sismi. La ricerca sperimentale di Giuliani, come ha ammesso lui stesso, suscita sempre molte polemiche.

HARVARD – Una sismologa molto quotata, Marine Denolle, dell’università di Harvard, intervistata da un quotidiano italiano dopo il sisma che ha colpito l’Italia centrale, ha affermato con certezza: “Previsione, nel nostro campo, è ancora una parola tabù. Specialmente dopo quel che è avvenuto a L’Aquila”, (spiegazione:l’inchiesta sull’operato della Commissione Grandi rischi, attivata dalla procura de L’Aquila), ma qualcosa si sta muovendo visto che “California e Giappone sono diventati paesi guida nell’adozione dei sistemi di allerta rapida”, ma soltanto, per ora, dopo che è avvenuta la prima scossa. Il che vuol dire che si può agire solo quando il sisma si è manifestato, e si possono evitare o ridurre i danni se la prima scossa non è devastante.

SCOSSE – “Ci sono leggi della fisica che ci consentono di fare previsioni affidabili, entro certi limiti, su quel che avviene dopo un terremoto. Sappiamo che una scossa forte viene quasi sempre seguita da numerose scosse più deboli” continua la scienziata riguardo a cosa succederà nell’area italiana colpita dal sisma. Rischi e probabilità, non si riesce ad avere informazioni più precise sui terremoti perchè, spiega ancora, “a differenza di altre scienze, quella dei terremoti è una scienza giovane. Ha solo una cinquantina d’ anni”.”Quando registriamo una scossa, possiamo tracciare sulle nostre mappe la presenza di una faglia sismica. E quando le faglie sono al di sotto dei 10 chilometri di profondità -indica Denolle- possiamo anche delinearle facendo propagare delle onde nel terreno. Se studiamo bene una faglia e impariamo, per esempio, che genera terremoti ogni 100 anni, con un margine di incertezza di 30 anni, possiamo fare dei calcoli. Se l’ultima scossa è avvenuta 120 anni fa, ci aspettiamo che un sisma colpisca a breve”.

SATELLITI, SENSORI – Satelliti, sensori nel terreno, Gps e algoritmi informatici sono tutti strumenti nuovi che promettono passi avanti, ma “purtroppo prevedere una scossa resta molto, molto difficile” chiarisce la sismologa. “Immaginiamo di avere un bicchiere pieno d’ acqua fino all’ orlo e di aggiungere altra acqua, una goccia alla volta. Come facciamo a prevedere quale goccia farà tracimare il bicchiere?”. “Con i terremoti -continua- il discorso è simile. Le forze e gli stress in azione sulle faglie sono altissimi, ma basta una piccola alterazione per scatenare una scossa. I segnali che potrebbero essere interpretati come precursori sono rari. E vengono puntualmente osservati solo dopo il terremoto”.

Dunque, in attesa di improbabili evoluzioni nella scienza della previsione esatta dei fenomeni tellurici meglio seguire la strada che da tempo hanno imboccato molti altri paesi soggetti alle scosse anche più di quanto non lo sia l’Italia. Mettere pian piano in sicurezza gli edifici in modo che, al verificarsi dell’evento catastrofico, non crollino di schianto seppellendo le persone, come purtroppo finora è avvenuto in ogni parte d’Italia.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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