Ennesima giravolta del rottamatore

Referendum: Renzi, se vince il no non è la fine del mondo. E non mi dimetto

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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CERNOBBIO – Visto che l’economia non decolla e che l’Italia, certifica l’Istat, rimane desolatamente a crescita zero, Matteo Renzi cerca di lanciare al mercato segnali di stabilità e per far questo compie l’ennesima giravolta nel corso del suo mandato. Ma ci siamo abituati, il rottamatore cambia opinione e atteggiamenti a seconda delle circostanze e della platea a cui si rivolge; non per nulla spesso gli danno del Pinocchio.

Dopo aver spergiurato per mesi che in caso di sconfitta al referendum la sua carriera politica sarebbe finita, adesso rilancia segnali di mantenimento della stabilità italiana anche in caso di vittoria del No al referendum. “Se passa il no, non c’è l’invasione delle cavallette, non c’è la fine del mondo: resta tutto così”, assicura il premier depotenziandone gli effetti. Un’uscita che le opposizioni (ma anche l’opinione pubblica non cieca o asservita) interpretano come la retromarcia sull’impegno a dimettersi in caso di sconfitta.

Renzi dunque è ormai molto attento a seguire la strategia di personalizzazione e dei toni bassi, decisa dopo il flop delle amministrative. E  a Cernobbio ha tenuto a rassicurare investitori e mercati alla vigilia di una fase delicata per l’Italia tra legge di stabilità e battaglia politica per il referendum. “Se vince il Sì, meno poltrone e stipendi ai politici, meno poteri alle Regioni. Se vince il no, in Italia non cambia niente ma io sono molto convinto che vincerà il sì”, ripete nel suo intervento in platea. La curiosità sul suo futuro in caso di sconfitta serpeggia anche nella platea del forum Ambrosetti. “Non ne parlo più, so perfettamente cosa farò ma non lo ripeterò” ha risposto a domanda precisa, secondo quanto riferito da persone presenti.

Lo sprint per il referendum è già partito nelle feste dell’Unità in giro per l’Italia: dirigenti e parlamentari dem stanno promuovendo le ragioni del sì e in parallelo, in altre piazze, come alla festa di SI, le opposizioni sostengono il No.

“E’ giusto arrivare informati al referendum costituzionale per non avere poi il giorno dopo gente che si penta per la scelta effettuata, come è successo con la Brexit”, sostiene Maria Elena Boschi, intervenuta ad un incontro di Democrazia Solidale, organizzato da Lorenzo Dellai. Il ministro promuove l’invito ad andare a votare e ricorda l’insegnamento dei nonni contadini che l’hanno “abituata che la domenica ci si veste bene e si va a votare, per rispetto di quel che si va a fare”. E a sostegno di un’informazione “paritaria, il più possibile uguale per entrambe le posizioni” il presidente del Senato Pietro Grasso lancia un appello proprio dalla Festa nazionale del Pd a Catania.

“Per Renzi con la vittoria del No non è la fine del mondo. Traduzione: ha capito che perde e non si dimette più”, sostiene il deputato Si Alfredo D’Attorre. Pier Luigi Bersani nega il rapporto tra referendum e durata del governo. Ma alza il tiro sulle intenzioni della minoranza: “Se si prende una strada sbagliata sul tema della democrazia, non si sa dove si va a finire. I senatori devono essere eletti e l’Italicum va cambiato. Altrimenti non sono disposto ad appoggiare la riforma”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (1)

  • Adrian Norde

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    Peccato… e noi che ci eravamo già illusi…

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