Il premier confida che non ci saranno conseguenze

Governo: in autunno la resa dei conti, referendum, contratti, pensioni, fisco

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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renzi

Ormai Renzi da qualche tempo resta fedele alla strategia di slegare il destino del referendum dal suo, tanto da dichiarare che se vince il no non casca poi il mondo, anzi non cambia nulla,  e tanto meno lui darà le dimissioni. Forte comunque dell’appoggio smaccato e interessato ricevuto da Sergio Marchionne e da John Elkann, che nel frattempo però furbescamente hanno spostato il centro delle loro attività economiche e finanziarie fuori dall’Italia.

Però il premier, in cuor suo, sa benissimo che il referendum istituzionale resta una tappa cruciale, insieme all’avvio di una concreta opera di sistemazione dignitosa delle popolazioni terremotate e dell’attività di ricostruzione.  Mentre verranno al pettine le promesse, finora a vuoto, della riduzione del carico fiscale soprattutto per la classe media, della conclusione, dopo 7 anni, del rinnovo dei contratti per i pubblici dipendenti e della modifica delle pensioni, già più volte rinviata.

REFERENDUM – A novembre la vittoria del sì o del no, nonostante le smentite, potrebbe determinare le sorti della legislatura, anche se il premier da un lato ha escluso le sue dimissioni, dall’altro confida che l’estrema prudenza di chi dovrebbe eventualmente intervenire, il presidente della repubblica Sergio Mattarella, gli consenta la prosecuzione dell’avventura governativa. La campagna per il sì, attraverso il tour alle feste del Pd del premier e della fida ministra Boschi, sta giustamente puntando a spiegare il merito della riforma, cercando di spuntare le armi degli avversari, a partire dal pressing della minoranza dem per modificare l”Italicum.

Ma l’autunno del premier, al di là di questo importante appuntamento, sarà comunque caldo, viste le priorità che il governo si è dato e i problemi che è chiamato ad affrontare nei prossimi mesi. .

ITALICUM. Benchè l’esecutivo insista a tenere separato il referendum dalla legge elettorale, la minoranza dem va avanti nel suo aut aut: o si definiscono prima di novembre le modifiche all”Italicum o voterà contro. Una minaccia che mina la compattezza del Pd ed il fronte per il sì ma difficilmente Renzi la darà vinta a Pier Luigi Bersani e ai suoi. A meno che la Corte Costituzionale, esaminando i ricorsi il 4 novembre, decida di cassare alcuni punti della legge, spingendo l’esecutivo a definire correzioni prima del referendum.

LEGGE DI STABILITÀ. La “rivoluzione fiscale”, come il premier la definì quando arrivò al governo, resta la priorità di Renzi. In base ai suoi annunci, per il 2017 l’obiettivo è la riduzione della pressione fiscale del ceto medio, oltre ad un intervento sulla flessibilità in uscita per le pensioni. Tecnici di Palazzo Chigi e del Mef sono già al lavoro per capire qual è la via più efficace, se attraverso una revisione delle aliquote Irpef o una riduzione del cuneo fiscale. Ma a causa di una crescita del pil inferiore alle attese, anche per fattori esogeni come Brexit, le risorse sono limitate. Circa 15 mld poi vanno già conteggiati per evitare che scattino le clausole di salvaguardia che porterebbero ad aumento dell’Iva, come afferma in ogni occasione il ministro dell’Economia Padoan.

EUROPA: FLESSIBILITÀ E BREXIT – Per riuscire a mettere a segno gli obiettivi di politica fiscale anche quest’anno sarà cruciale la partita della flessibilità con la Ue. Il premier è convinto di poter contare su margini  per gli investimenti per lungo tempo, ma non è scontato che la commissione dia il disco verde senza mettere paletti nel rispetto delle clausole del patto di stabilità. I segnali non sono positivi, anche se tra Brexit, migranti, tensioni con la Turchia, elezioni politiche in Francia e Germania nel 2017, l’Ue sarà probabilmente distratta dal totem del rigore. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa, Renzi è impegnato a consolidare l’asse con Germania e Francia: lo ha fatto il 22 agosto, a Ventotene, quando insieme alla cancelliera tedesca e al presidente francese ha rilanciato “l’Europa dei valori”  alla vigilia del prossimo consiglio Ue il 17 settembre a Bratislava, fissato per trovare una difficile linea comune per i negoziati con gli inglesi e per trattare ancora una volta la questione dei migranti.

ITALIA – Sono alle porte poi i colloqui con i sindacati per le modifiche, ritenute necessarie, in tema di flessibilità delle pensioni e per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, per i quali le organizzazioni di categoria prevedono un impegno economico di 7 miliardi, impossibili da trovare. E anche su questo versante si prospettano giorni difficili per il premier. Senza sottovalutare i problemi del terrorismo e della sicurezza, del contestato incorporamento del Corpo forestale dello stato nell’Arma dei Carabinieri, delle richieste dei sindaci di contare di più in tema di sicurezza urbana, ma soprattutto delle questioni gigantesche di accoglienza di una massa sempre crescente di immigrati, per la maggior parte clandestini. Ma Renzi non si sgomenta visto che conta sull’appoggio (interessato) delle banche e  della finanza, della grande industria, della sua parte politica, e si giova dell’assenza quasi completa di opposizioni. E per di più ritiene di poter ancora contare per molto tempo sulla benevolenza di alcune istituzioni che sarebbero chiamate a sorvegliare i limiti dell’azione dell’esecutivo (Consulta e Capo dello Stato).

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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