In primo piano il problema della ricapitalizzazione

Monte Paschi: per il risanamento spunta fuori un piano B, ma il governo smentisce

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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SIENA – Proprio nel giorno in cui sul tavolo della Fondazione Mps i consiglieri della deputazione generale e quelli dell”amministratrice iniziano a pensare alla scelta che presto dovranno fare sull’adesione o meno all’aumento di capitale della banca, previsto dal piano di risanamento di Mps, di cui la Fondazione detiene l’1,4%, sulle mura di Rocca Salimbeni torna ad aleggiare il ”fantasma” di un piano B al quale il governo starebbe pensando qualora la ricapitalizzazione non dovesse avere successo. Quel piano B, che vedrebbe protagonista il fondo Esm (il Salvastati), piano smentito però dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, convinto che la ricapitalizzazione avrà successo, e che oggi Palazzo Chigi ha ribadito non sarà utilizzato.

Un’ipotesi che non convince nemmeno il direttore Abi Giovanni Sabatini secondo cui “le banche italiane sono in grado di risolvere da sole le loro difficoltà”. Per gli analisti di Fidentiis, comunque, il fondo Esm “potrebbe intervenire nel salvataggio di Mps” ma “solo dopo aver usato le risorse interne” della banca, cioè dopo aver fatto pagare il conto ad azionisti e portatori di obbligazioni subordinate. E sempre Fidentiis sottolinea però che “un bail in che coinvolga i bond venduti al retail” è in realtà “quello che il governo vorrebbe evitare”. Una situazione quanto meno incerta (in Borsa il titolo ieri ha perso l’1,04%) che spiega perchè in Fondazione non si sia volutamente pensare troppo a come l’Ente guidato da Marcello Clarich si comporterà sull”aumento di capitale. Ufficialmente mancano ancora le condizioni per l”adesione ma in realtà Clarich, che su questo potrebbe giocare molto del suo futuro a Siena, non vuole essere il primo a decidere. L’intento dei rappresentanti degli enti nominanti è però chiaro “mantenere perlomeno un piede nella banca”, spiega una fonte. Il presidente, comunque, si dice tranquillo, “ho sempre la valigia pronta ma non credo di doverla usare questa volta”, risponde ai mal di pancia registrati nei giorni scorsi a Siena.

L’obiettivo dell’ente di Palazzo Sansedoni emerso dall’incontro con quasi tutti gli enti nominanti, assente tra gli altri la Regione Toscana (Rossi vuole smarcarsi?), è poi quello di arrivare perlomeno a 4 milioni di euro di erogazioni nel 2017, con o senza l”adesione all’aumento di capitale della conferitaria, di cui dovrà beneficiare il territorio di riferimento, quello senese, nei settori di welfare e cultura in primis. Un obiettivo, condiviso con i componenti della deputazione generale, che sarà contenuto negli indirizzi strategici del piano programmatico pluriennale che sarà approvato dalla stessa deputazione con ogni probabilità il 28 settembre. Si tratterebbe di innalzare le erogazioni all”1% del patrimonio netto in dote alla Fondazione Mps (440 mln) rispetto alle erogazioni stabilite per il 2016 che hanno rappresentato lo 0,6% del patrimonio.

Resta la variabile del costo d”adesione all”aumento di capitale di Mps, attualmente circa 60 mln, ma l’ente di Palazzo Sansedoni si dice pronto ad attingere anche ai 28 milioni del fondo di stabilità. Nella seduta odierna della deputazione generale è stato illustrato lo stato economico finanziario dove si sono registrati alcuni profitti su investimenti tanto che, allo stato attuale, secondo quanto si apprende, la Fondazione Mps potrebbe chiudere il 2016 con i conti in miglioramento, con un attivo tra i 2,5 e i 3 mln di euro.

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Camillo Cipriani

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