L'Italia non chiederà comunque ulteriore flessibilità

Bratislava Ecofin Ue: il ministro Padoan cerca, finora invano, alleati contro la Germania e la politica di austerity

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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padoan-moscoviciROMA – Nel corso delle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin a Bratislava, l’Italia non ha avanzato « alcuna richiesta esplicita di flessibilità» all’Europa. Lo afferma il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Tra un mese scadrà il termine per la presentazione dei progetti di bilancio a Bruxelles (15 ottobre) e se da un lato Matteo Renzi mantiene, come suo costume, un atteggiamento da ducetto («Per il nostro Piano Casa Italia ci prenderemo tutto ciò che ci serve», aveva detto qualche giorno fa), Padoan, più realista del re, deve fare i conti con la realtà, e tenere una linea più morbida.

A Bratislava, il ministro ha parlato a quattr’occhi con il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, riservandosi di fornire un quadro più esatto quando il titolare del Tesoro avrà «più chiarezza sui numeri» della legge di bilancio.

Prima di rientrare in Italia, Padoan ha spiegato che da parte sua «non c’è stata alcuna richiesta esplicita di flessibilità» perché «come sappiamo la flessibilità è già stata concessa all’Italia, che ha tutto il diritto di ottenerla, ma non è prevista per il momento nessuna estensione della flessibilità ad anni successivi». Padoan ha detto che la discussione con Moscovici, «non è sulla flessibilità, ma sulle strategie di bilancio, sulla sua evoluzione, sulle sue dimensioni e sui suoi contenuti». La linea del governo non prevede di ottenere da Bruxelles solo uno sconto nell’immediato. Ha piuttosto l’ambizione di offrire un progetto orientato nel medio-termine, con un piano di investimenti che – secondo l’Italia – andrebbero tenuti fuori dal calcolo del rapporto deficit/Pil, ma per far questo sarebbe necessario cambiare le regole del Patto di Stabilità «per migliorarle». Ma su questo fronte alcuni Paesi, Germania in testa, dicono che bisogna seguire le regole che già ci sono.

Uno spiraglio potrebbe per la soluzione e un aiuto concreto potrebbe provenire invece dalla Commissione Ue, visto che il Presidente Jean-Claude Juncker vorrebbe consentire lo scorporo dal deficit degli investimenti e delle spese per l’istruzione

Per il resto, l’Ecofin informale in terra slovacca è servito alla Commissione per sondare gli umori degli Stati sull’ipotesi di una nuova politica in ambito fiscale, in particolare sul progetto che prevede la creazione di una base imponibile unica per le multinazionali (che l’esecutivo comunitario proporrà a inizio novembre) ed evitare un altro caso Apple. «Non c’è momento migliore per lanciarla» ha detto Moscovici, confermando di aver trovato un clima “favorevole”. «I tempi stanno cambiando – gli ha fatto eco il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem –, le multinazionali hanno il dovere di pagare le tasse in modo giusto». Mi sembra però un risultato un po’ misero per una riunione della Commissione con i ministri di 27 paesi, ma questa è purtroppo l’Europa attuale.

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Camillo Cipriani

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