Uno studio di Aviva, società di assicurazione

Pensioni: per avere un assegno adeguato 25 milioni di italiani dovranno risparmiare 99 miliardi l’anno

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Top News

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Il ministro Giuliano Poletti

Incontro Poletti-sindacati sul tema delle pensioni

ROMA – È di 99 miliardi di euro – pari indicativamente al 6% del Pil nazionale – la cifra che i circa 25 milioni di italiani, futuri pensionati tra il 2017 e il 2057, dovranno risparmiare annualmente per assicurarsi uno standard di vita adeguato al termine della vita lavorativa. E’ quanto emerge dall’indagine ‘Mind The Gap’ (2016) di Aviva – assicurazione tra i leader in Europa e presente in Italia dal 1921 – che ha analizzato il gap dei piani pensionistici europei, con valori espressi in percentuale sul Pil 2016, per valutarne l’adeguatezza al sostentamento dei cittadini al termine della vita lavorativa.

Nei prossimi 40 anni, oltre un quarto dei cittadini europei andrà in pensione. Secondo lo studio – che ha esaminato la situazione europea complessiva, con un focus specifico su Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Lituania, Polonia e Regno Unito – saranno necessari risparmi per 2.000 miliardi di euro l’anno (pari al 13% del Pil europeo 2016) per colmare il gap previdenziale (nel 2010 il gap era di 1.900 miliardi di euro).

Il rapporto del gap previdenziale sul Pil italiano (6%) è il più basso tra i Paesi europei analizzati, con uno scarto di oltre 10 punti percentuali rispetto al più alto, quello della Spagna (17%), verosimilmente in virtù del sostegno fornito dallo Stato. La spesa pubblica italiana per le pensioni, infatti, attualmente ammonta al 15,8% del Pil, a fronte di una media Ocse pari al 7,9%.

Inoltre, nonostante il tasso di sostituzione – reddito da pensione calcolato in percentuale sull’ultimo stipendio – sia inferiore al 70% suggerito dall’Ocse, l’Italia si colloca tra le prime posizioni della classifica europea (49%), preceduta solo da Polonia (58%) e Francia (53%). Per via dei livelli di risparmio inadeguati, tuttavia, i tassi di sostituzione sono destinati a diminuire ulteriormente; anche in Italia, dove si stima che il tasso si attesterà al 44% nel 2047.

Lo studio ricorda come “l’Italia ha già avviato diverse misure per colmare il gap, attraverso le riforme pensionistiche del 2007 (maggiori incentivi a stipulare pensioni a contributo volontario; trasferimento automatico della liquidazione nel fondo pensione) e del 2011 (aumento dell’età pensionabile)”. Tutti provvedimenti emanati da governi precedenti a quello di Renzi.

Quanto alle intenzioni dei prossimi pensionandi, risulta che in Italia, a fronte del 44% che esprime preoccupazione, solo il 35% si sta preparando. Interrogati su come finanzieranno il proprio pensionamento, gli italiani rispondono con un mix di strategie. Tra le principali: il 33% utilizzerà la prima casa come fonte di reddito, il 19% ricorrerà alla pensione privata, il 18% sta risparmiando regolarmente e il 17% ricorrerà al lavoro oltre l’età pensionabile.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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