Una mostra dedicata ad uno dei più controversi e interessanti artisti contemporanei.

Firenze: gommoni rossi su Palazzo Strozzi. Il 23 settembre arriva la mostra di Ai Wei Wei.

di Cristina Degl'Innocenti - - Cronaca, Cultura, Eventi

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Ai wei Wei Libero, questo il manifesto della mostra di Palazzo Strozzi

Ai wei Wei Libero, questo il manifesto della mostra di Palazzo Strozzi.

Firenze – Ma perché dei gommoni rossi appesi sulla facciata di Palazzo Strozzi? E perché no. L’arte contemporanea è anche questo. La forza di un’idea, un artista controverso, simbolo di una lotta che diviene rivolta verso un sistema politico oppressivo, quello cinese, capace di rivestire molti ruoli e di essere interprete del suo tempo, magari con messaggi espressi attraverso un linguaggio diretto, esplicito, forse brutale, ma mai banale. Si chiama Ai Wei Wei, è nato a Pechino nel 1957, la Fondazione Palazzo Strozzi gli dedica, a cura di Arturo Galansino, una mostra che sarà inaugurata il prossimo 23 settembre.

La città, sebbene i commenti contrastanti comincino a girare sulla rete e per strada, non si dividerà per 22 gommoni rossi appesi ad un palazzo, il lavoro di Ai Wei Wei, che si chiama «Reframe», anche se sono disposti in fila a creare una sorta di cornicione posticcioo o marcapiano su uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale fiorentina. Un po’ come appendere dei fiaschi di vino al collo del David di Michelangelo. Non dobbiamo pensare si tratti di una provocazione, l’opera di Giuliano da Sangallo non ne risentirà affatto. La ricerca dell’artista cinese si è diretta spesso verso il rapporto tra tradizione e modernità e forse questo è uno dei casi. Ai Wei Wei è solito proporre interventi di grande impatto visivo per denunciare con forza la negazione della libertà di espressione e evidenziare clamorosi fatti di cronaca. Così i gommoni rossi emblema di una speranza di libertà spesso disattesa, quella ricercata e desiderata dai migranti, dagli esuli che fanno del viaggio per mare l’ultima possibilità di salvezza. Firenze che ha una sua vocazione all’accoglienza e all’ironia lo capirà. Poi, tutto sarà tolto, e la quieta, solenne e monumentale opera del Sangallo continuerà il suo lungo cammino nella storia.

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Cristina Degl'Innocenti

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