Analisi negativa degli sviluppi dell'export

Unioncamere: export toscano a crescita zero nel primo semestre 2016

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia

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Unioncamere

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FIRENZE – Il rallentamento della domanda mondiale pesa sull’export regionale, che nel primo semestre dell’anno si attesta sugli stessi valori registrati nel periodo gennaio-giugno 2015 (14,7 miliardi di euro, al netto dei metalli preziosi): si tratta di una “crescita zero” che, pur rappresentando una brusca frenata dopo il +6,5% realizzato nell’ultimo scorcio del 2015, rispecchia tuttavia il più generale andamento nazionale, anch’esso fermo sui livelli del 2015. Le incertezze presenti sullo scenario internazionale – soprattutto nelle aree emergenti, quelle cioè la cui domanda è stata maggiormente dinamica nel corso degli ultimi anni – incidono in maniera profonda sul risultato di inizio anno. L’export toscano cresce infatti in maniera soddisfacente sia verso il continente europeo (+4,6%) che verso l’area nord-americana (+5,7%), mentre arretra nelle restanti aree geo-economiche (Asia -5,5%). Andamenti eterogenei si registrano anche a livello settoriale. In crescita sono soprattutto la meccanica strumentale (+12,5%), l’agro-alimentare (+5,7%) e la chimica-gomma-plastica (+4,7%), ma un contributo positivo proviene anche da tessile-abbigliamento (+2,7%) e calzature (+2,1%). Dinamiche negative interessano invece soprattutto la nautica (-32,3%), la concia-pelletteria (-7,1%) e la gioielleria-oreficeria (-5,9%), oltre alla lavorazione dei metalli (6,5%).

Questa la fotografia che emerge dal commento ai dati ISTAT sul commercio estero della Toscana nel I semestre 2016, elaborati dall’Ufficio Studi di Unioncamere Toscana.  “ L’andamento dell’export regionale – afferma Andrea Sereni, Presidente di Unioncamere Toscana – riflette uno scenario internazionale meno favorevole rispetto al recente passato, cui tuttavia le imprese toscane hanno fin qui saputo rispondere in maniera migliore rispetto ad altre aree del Paese. È tuttavia certo che, anche in prospettiva, il quadro dell’economia mondiale presenta molte incognite, cui la Brexit ne ha aggiunte di nuove. L’impatto dell’uscita del Regno Unito dal mercato comunitario si farà tuttavia sentire sull’export regionale soprattutto tra uno o due anni, quando presumibilmente saranno ridefiniti gli accordi che regolano le relazioni commerciali tra il Paese e l’Unione Europea. Non dimentichiamo che si tratta di un mercato che pesa per circa il 10% su molti settori tradizionali della nostra economia, fra cui l’industria alimentare, l’abbigliamento, le calzature ed il legno. Ma ancor più dell’effetto diretto preoccupa la valenza strategica della Brexit, che ha messo in discussione l’intero progetto europeo, rendendo inderogabile un’attenta riflessione sul futuro dell’Europa dalla quale nessun soggetto politico può sottrarsi.”

Gli andamenti settoriali
Nel primo semestre dell’anno le vendite all’estero sono sostenute soprattutto dall’export di macchinari che, con un valore esportato di circa 2,4 miliardi di euro, sono in crescita del 5,3% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, con dinamiche particolarmente positive soprattutto per la meccanica strumentale (+12,5%). Tra i settori che nel semestre hanno guadagnato terreno sui mercati esteri si segnalano poi la chimica-gomma-plastica (+4,7%), l’elettronica (+3,8%), il cartario (+1,5%), la lavorazione dei minerali non metalliferi (+2,4%) e la filiera agro-alimentare (+5,7%)  All’interno del sistema moda cresce il tessile-abbigliamento (+2,7%) ed il comparto calzaturiero (+2,1%), mentre si registrano perdite rilevanti per la concia-pelletteria (-7,1%) e per la gioielleria-oreficeria (-5,9%).  Cali di una certa entità si osservano anche nel caso della lavorazione dei metalli (-6,5%) e per gli apparecchi elettrici (-6,8%), mentre più contenuta è la flessione per mobili (-2,8%) e farmaceutica (-1,9%). La diminuzione nell’export di mezzi di trasporto (-5,4%), infine, si ricollega alla marcata contrazione riportata dalla nautica (-32,3%).

Mercati e aree di sbocco 
Dal punto di vista geografico, nel primo semestre dell’anno la crescita delle esportazioni è trainata dalle vendite dirette nei mercati dell’EuroZona, in crescita del +4,6% grazie alle buone performance registrate sui tre principali mercati di riferimento: Francia (+8,4%), Germania (+4,2%) e Spagna (+9,7%).  Nel periodo in esame l’export toscano cresce comunque anche verso gli altri paesi del continente: verso i paesi che non hanno adottato l’euro, ma appartenenti all’Unione Europea, grazie alla crescita di Polonia (+3,8%), Repubblica Ceca (+2,3%) e Gran Bretagna (+2,2%); verso i paesi esterni all’Ue (qui considerata ancora a 28 stati membri, essendo il Regno Unito ancora di fatto incluso nel regime di scambi previsto dai Trattati), grazie ai risultati realizzati in Turchia (+10,8%) e Svizzera (+6,6%).  Diminuiscono invece i flussi di export verso la Grecia (-17,5%) fra i paesi aderenti all’euro, verso la Romania (-3,1%) fra quelli appartenenti all’Ue, verso la Russia (2,6%) fra quelli esterni all’Unione. A fronte della crescita registrata sul continente europeo si registrano invece contrazioni su tutte le restanti aree continentali. In Asia la flessione (-5,5%) è generalizzata ed interessa sia il Medio Oriente (-8,7%) che l’area centrale e del Far-East (-3,9% nel complesso). Fra i principali mercati di riferimento solo il Giappone risulta in crescita (+8,8%), mentre arretramenti piuttosto marcati interessano Emirati Arabi (-9,5%), Cina (-10,4%), Corea del Sud (-14,6%) e Hong Kong (-7,5%).  In America le perdite sono invece più limitate (-2,7%), ed interamente riconducibili all’America Centro-Meridionale (-21,4%) nonostante la crescita del Messico (+19,8%). Buoni invece i risultati realizzati sul continente nord-americano (+5,7%), dove guadagnano terreno sia gli Stati Uniti (+4,0%) che il Canada (+22,0%). Proseguono infine le difficoltà sul continente africano (-8,4%), dove arretrano sia i mercati affacciati sul Mediterraneo (Africa Settentrionale -9,9%) che quelli dell’area sub-sahariana (-4,9%), e in Oceania (-28,5%). Si tratta di due aree geo-economiche che tuttavia, nel complesso, incidono in misura limitata sull’export toscano (5% circa).

Focus: l’effetto Brexit e i possibili rischi per l’economia toscana 
In prospettiva, lo scenario internazionale è reso più incerto anche dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, un mercato che nel 2015 ha rappresentato per la Toscana il 5,4% dell’export per un valore esportato di circa 1,7 miliardi di euro (al netto dei metalli preziosi), con una crescita dell’8,9% nell’ultimo anno. Quasi il 40% dell’export verso il mercato britannico è costituito dal comparto moda, seguito da meccanica e alimentare (ognuno dei quali incide per circa il 9% sul totale) e dai mezzi di trasporto (7,6%). Nel 2015 questo mercato è stato il quinto per contributo alla crescita dell’export toscano, pesando in particolar modo per i settori tradizionali dell’economia toscana: agricoltura, per la quale rappresenta il 12% del totale, industria alimentare (7,2%), abbigliamento (8,3%), calzature (8,4%) e legno (13,4%).

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Camillo Cipriani

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